Quanti di voi (rispondete sinceramente) considererebbero ancora come in antichità un uomo che vive di stenti per libera scelta, VIRTUOSO?

Virtuoso o addirittura in una società dell'opulenza, estremamente decadente, massificata di degenerazione capitalista come quella attuale addirittura molto virtuoso e superiore?

Voglio dire..... uno che non solo per alto principio etico (o anche religiosi o spirituali), come di solito avveniva, ma addirittura che pur avendo tutte le capacità di manipolazione per arricchirsi, mentire e "fregare" il prossimo sceglie liberamente di vivere non dico in povertà (come quei martiri assetati di dominio sul mondo tramite il loro fanatismo o monaci misantropi), o al massimo una piccola povertà, ma con il minimo indispensabile, solo per accrescere la grandezza della propria virtù e non avere pensieri materialistici e accrescere la sua ricerca interiore e la propria personalità (non necessariamente preghiera, ascesi e contemplazione, anzi se è uno che ricerca veramente la conoscenza una cosa ridicola come la preghiera non esiste proprio per lui pur mantenendo comunque molta stima dell'attività contemplativa). 

Questo tipo d'individuo (anticonformista par excellence proprio come diversità di sguardo, almeno rispetto a quest'epoca) ha tutto il diritto sacrosanto a ritenersi SUPERIORE, di gran lunga alla norma e a tutta la gentaglia meschina avida di finti onori, consumismo e materialismo (infatti non lo dice a parole, ma fa i fatti), eppure, al contrario viene schernito o odiato, visto come un malato di mente, uno bizzarro e strano, banalmente parlando col linguaggio del volgo un fesso o 

Aggiornamento:

un solitario eremita pseudo-saggio d'altri tempi dalla stragrande maggioranza delle persone solo perchè è un'eccezione inattuale (infatti è come se fosse precipitato da un'altra epoca) che tiene fede a se stesso senza farsi contaminare e influenzare dalle opinioni dominanti, quelle più vigenti per la massa. 

Rispondete, sinceramente, io non replicherò alla vostre argomentazioni, superficiali o profonde, sprezzanti o lodevoli che siano.

8 risposte

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  • Risposta preferita

    Non virtuoso chi vive di stenti ma chi domina le passioni con la ragione, l'uomo che è autenticamente sé stesso nella parte più nobile di sé, padrone di sé e non schiavo degli istinti e della società. Questa è l'essenza stessa della Virtù per me.

    Il che non significa necessariamente privarsi di ogni cosa, come ben insegna Seneca.

    @Djurabeck mon amor fati: credo di essermi espresso male. Io stavo dicendo che la Virtù è la capacità di non farsi sopraffare dagli istinti, ma di dominarli. Al di là del vivere in una botte con una ciotola di legno o vivere in un lussuoso palazzo... si tratta appunto di una disposizione interiore e di un amore per la propria libertà: se uno è malato lo resta sia se in un letto d'oro sia se posto a terra, se uno è schiavo lo resta sia se povero sia se ricco. Quella di cui parliamo è una guerra da combattere in noi stessi, non nel portafogli... e in caso sì, concordo con te: è più puro (e di molto) un Guerriero che asserve l'aggressività alla ragione per combattere giuste guerre (ad es. La guerra al cancro nel caso di un ricercatore) che un sacerdote che rispetta anche la minima virgola dei precetti Sacri solo per glorificare il proprio Ego. Il fatto è che al fianco di questi esempi ci sono anche modelli diversi, come il Sacerdote che vive nell'astensione per ammaestrare i propri istinti per meglio servire la Comunità e il Divino, e il guerriero che si fa sottomettere dall'aggressività. Il tutto dipende dalle motivazioni più intime, a mio avviso... oltre che dallo sviluppo della persona.

    Ps grazie della risposta.

  • 3 mesi fa

    A tal proposito, mi sovviene alla mente il loghion 67 del Cristo tratto dal Vangelo di Giuda Tommaso: «Colui che conosce il Tutto, se perde sé stesso, perde il Tutto». 

    Chi vuol comprendere...

  • 3 mesi fa

    Non sono d'accordo con le descrizioni negative che fai delle capacità di procurarsi benessere materiale, onestamente, o con la descrizione romanzesca degli asceti che rifuggono i beni del mondo per etica religione o spiritualità, nemmeno nella descrizzione così pessimistica dell'umanità, che i ogni tempo ha dato  meglio e peggio di se.

    La cariera ecclesiastica era una scelta di ripiego per i secondo geniti che non potevano essere dotati del danaro per la cariera militare e chi si dava al monachesimo forse con un po' più di dedicazione cercava rifugio.

    Gli eremiti sono casi limite di rinuncia totale, io non ne vedo l'utilità se non per chiamata divina.   

    Non ritengo la preghiera ridicola, anzi di grande aiuto per instaurare un rapporto personale con Dio Padre se non recitata come una filastrocca,

    e utile per trovare guida nelle proprie scelte.

    Proverbi 3:5-6

    Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri. 

    Una persona fa i fatti che decide di fare e non dovrebbe sessere sottoposta al giudizio altrui, se quello che fa rientra nelle regole del vivere civile e nel rispetto della legge, però io non ritengo virtuoso chi in possesso di talenti e capacità, e tutti ne sono stati dotati, si isola in fondo egoisticamente pensando solo al prorpio progresso spirituale.

    Vivere di stenti non mi sembra un progredire in nessun senso, è più una fuga dalla realtà ed una mancaza di coraggio ed ambizione (positiva) 

    Meglio impegnarsi attivamente nel sociale, essere autosufficienti economicamente, provvedere con le proprie ricchezze ad aiutare i bisognosi, adoperarsi contro le ingiustizie sociali, insomma vedo la virtù come qualcosa di attivo e non di passivo.

    Nessuno deve ritenersi superiore e si può tranquillamente non lasciarsi trascinare dalla corrente della massa se si hanno saldi principi, religiosi o etici, anch'essi per buona parte di derivazione religioso spirituale.

  • ept
    Lv 7
    3 mesi fa

    Le virtù sono come la felicità, tutti aspirano senza mai raggiungerle stabilmente.

    Gli stenti per libera scelta, non sono stenti ma desideri realizzati.

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  • Leo
    Lv 4
    3 mesi fa

    Cerco di dominare gli istinti, ma non ci riesco con le mie umane forze: ho bisogno di una forza superiore che mi viene dalla preghiera e dall'eucarestia. Al momento il dominio degli istinti non è completo e questo non significa che un giorno riuscirò a dominare completamente i miei istinti con l'aiuto di Dio e dei santi, ma posso dire che sono già felice. Vivo in un mondo per pochi opulento e per molti poverissimo, ma ho pochi desideri e questo è già un elemento di felicità. Quello che però mi fa sentire più felice è l'amore verso il prossimo anche qui su answer. Scrivo, parlo, discuto, cerco di aiutare chi è in difficoltà, cerco di insegnare qualcosa, sono poco segnalato - forse perché faccio pochi peccati - ma in fondo non odio nessuno neanche chi mi offende. La gioia che dà il mondo è transitoria, ma la gioia che dà la pratica del vangelo è una gioia che il mondo non può dare nè togliere e per questo mi sento tranquillo. Quando avevo 10 anni sentivo i 50enni che dicevano: mi fa male tutto il corpo, ma erano bestemmiatori, adesso che ho 52 anni non mi fa male niente perché non sono un bestemmiatore. Che dire ? Scrivo molto (scrivo male e lo so) ma parlo poco, dico solo una parolaccia e faccio pochissimi peccati: per questo sto bene psicologicamente, fisicamente e sono felice

  • @Figlio Della Terra - Ulixes

    Faccio un'eccezione e ti rispondo, visto che ritengo ne valga la pena nel tuo caso, malgrado non volessi influenzare gli altri utenti col mio intervento.

    Innanzitutto penso che abbiamo una visione molto diversa del dominio della ragione, tu la intenderai senz'altro come ragione pura slegata dai sensi e dalle pulsioni, immagino. Auto-dominarsi per me non vuol dire assolutamente castrarsi, di cui abbiamo molti esempi nella vita monacale o anche nei buddisti......., l'atarassia e l'imperturbabilità di fronte a certe azioni, dimostrarsi "saggi" non vuol dire scappare sempre dalla società (per esempio fare un discorso anti-conformista, contro-tendenza e pericoloso in pubblico mostrandosi sicuri di sè), ma avere il coraggio e il controllo di fare l'azione in modo più razionale possibile facendo primeggiare la Volontà sugli istinti anche di fronte a situazioni pericolose, ma questi istinti bisogna provarli e sentirli, anche al massimo grado nel proprio scrutare (non solo emozioni positive ma anche negative s'incontrano spesso nella ricerca di se stesso, non spegnerli ma dominarli dall'interno con distacco consapevole, con "freddezza" per quanto possa essere difficile, cervellotico ed elaborato per noi di quest'epoca decadente, si smarrirà senz'altro la spontaneità del pensiero infatti...). Se è necessario per fini superiori attuare un comportamento, un'azione o un'orazione poco compresa dal popolo o da un interlocutore non alla nostra altezza, ma sincero, dalla morale vincolata o dal buonismo dilagante (per esempio nel guerriero, o nel mio caso nel ruolo di guerriero della conoscenza) e uno si tira indietro, perdonami ma io non ci vedo nulla di virtuoso, ma solo codardia....Inoltre una cosa è dominarsi e dire che si vive con "poco" rispetto agli altri, un'altra è fare i FATTI e farlo per davvero come esempio pratico per coerenza alle proprie idee e modo di essere. Anche i nobili di un tempo (specialmente in Grecia) lodavano questo tipo di saggio, pur essendo, però, ricchissimi.... ma non gliene faccio una colpa, nell'Impero Romano erano uomini estremamente autodeterminati (molto più di oggi) e potevano permettersi anche di godere di un pò di lusso (come forma simbolica di conquista, non come vizio).

    Ma per farti capire meglio la differenza tra la mia visione e la tua ti farò un esempio.

    Un nobile guerriero per me era molto più puro di un sacerdote asceta avido di vendetta e di cattiveria d'animo. Tutto il cristianesimo come insegna magistralmente Nietzsche è frutto della vendetta del prete sull'esistenza, i nobili dell'antichità infatti erano ben educati (modi spontaneamente squisiti e cortesi), ricchi di personalità, molto coraggiosi ed energici e non avevano bisogno di provare odio (anche se eseguivano azioni "negative" dettate dalla necessità il loro odio era salutare e tutt'altro che tossico, avido di rancore ossessivo come avveniva quasi sempre nei preti impotenti)

    Leggiti per esempio questo passo psicologico di "Umano, troppo umano" sulla compassione, capriccio e volontà maligna dei deboli verso i nobili, il saggio e il guerriero:

    Voler suscitare compassione. ‑ <<Nel passo più notevole del suo autoritratto (stampato per la prima volta nel 1658) La Rochefoucauld colpisce certamente nel giusto quando mette in guardia dalla compassione tutti gli uomini dotati di raziocinio, e raccomanda di lasciar questo sentimento alla gente del popolo che (non essendo determinata dalla ragione) ha bisogno delle passioni per sentirsi indotta a soccorrere chi soffre e ad intervenire attivamente in una sventura; mentre la compassione, a suo giudizio (e anche secondo Platone), indebolirebbe l’anima. Certo si deve manifestare compassione, ma guardarsi bene dal provarla: gli infelici sono infatti così stolti, che per essi la manifestazione di compassione costituisce il più grande bene del mondo.

    Forse si può mettere ancor meglio in guardia dall’aver compassione, se si considera quel bisogno degli infelici non come stoltezza o carenza intellettuale, una specie di disturbo dello spirito provocato dalla sventura (come sembra considerarlo La Rochefoucauld), bensì come qualcosa di affatto diverso e più inquietante. Si osservino piuttosto i bambini, che piangono e gridano allo scopo di essere compatiti, e aspettano perciò il momento in cui il loro stato attiri l’attenzione; si viva con malati e con persone spiritualmente oppresse e ci si domandi se il loro eloquente lamentarsi e piagnucolare, il loro ostentare la propria infelicità non persegua in fondo la scopo di far male ai presenti: la compassione che allora questi dimostrano è una consolazione per i deboli e i sofferenti, che in tal modo riconoscono di possedere ancora, nonostante la loro debolezza, una forza: la forza di far male.

    Nel sentimento di superiorità che la manifestazione di compassione reca alla sua coscienza, l’infelice prova una sorta di piacere; la sua presunzione si esalta, egli è sempre abbastanza importante da recar dolore al mondo. Perciò la sete di compassione è una sete di autogodimento, e precisamente a spese del prossimo; mostra l’uomo in tutta la spietatezza del suo caro Io, ma non proprio nella sua «stoltezza», come ritiene La Rochefoucauld.>>

  • Anonimo
    3 mesi fa

    povertà non significa ricchezza spirituale, anche se da poveri si capisce di piu' il vero valore delle cose, la vera ricchezza spirituale è quando si è ricchi ma sei conscio che nulla veramente ti appartiene e che tutto cio' che hai lo condividi con chiunque ne ha bisogno. quindi alla fine non sei veramente ricco perchè non vuoi possedere il denaro ma lo doni a chiunque.

    la vera ingiustizia non è essere ricchi ma essere avidi ed egoisti, in una società di pace ed amore non ci sarebbe la plebe e i re, ma tutti avrebbero cio' di cui si ha bisogno, non mancherebbe nulla, dalla macchina al cibo fino alla possibilità di fare vacanze ovunque si voglia e rilassarsi senza temere di rimanere al verde, cosi' non si penserebbe piu' alla materia, diverrebbe qualcosa di scontato, i valori dello spirito diverrebbero il primo bisogno esistenziale umano.

  • Priest
    Lv 5
    3 mesi fa

    ...equilibrio scelta migliore

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