Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 mese fa

Ciao mi aiutate a fare un tema?

Potete aiutarmi a fare questo tema? Non ho proprio idee 

Non so proprio che fare vi prego aiutatemi 

-questo è la traccia “Immagina di essere un esploratore del ‘400. Stai partendo alla volta delle Indie 

e stai radunando intorno a te un equipaggio che ti accompagnerà nel tuo 

rischioso viaggio. Descrivi il tuo stato d'animo e i mezzi di cui ti servirai per 

portare a termine la tua avventura”

Aggiornamento:

5 stelle ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

1 risposta

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  • Anonimo
    1 mese fa
    Risposta preferita

    Un’avventura ancora oggi io la considero come un’amica, una vecchia amica che mi accompagnò per molti giorni e molte settimane.

    Io sono Toto Wolf e vi racconterò un’avventura che mi cambiò la vita.

    Me ne stavo tranquillo a casa mia a sorseggiare una cioccolata calda davanti al camino, godendomi lo spettacolo di tanti piccoli fiocchi candidi che si radunavano con grazia sul mio davanzale, quando squillò il telefono.

    Erano i miei compagni di paracadutismo che mi avevano chiesto se mi sarei unito a loro giovedì per lanciarci nelle Indie, dove ci aspettava uno zio di Bob Calsoe, il migliore del nostro gruppo.

    Accettai con piacere. Tuttavia il giovedì arrivò presto.

    Quella mattina mi diressi come al solito alla capanna dove c’erano le imbragature, e che usavamo come raduno.

    Era una mattina fresca, con un lieve strato di neve e il vento leggero che mi accarezzava il viso, che mi passava fra i capelli e che mi li scompigliava appena, il fruscio dei miei stivali di pelle che strisciavano sulla neve ruvida e ghiacciata.

    Ad un certo punto qualcosa infranse questa sensazione di gelo, e un’ondata di calore mi passò per tutto il corpo. Appesi il mio giubbotto all’appendi abiti e sedetti sulla poltrona più vicina al fuoco scoppiettante della capanna.

    In quest’ultima vi erano già Bob,alle prese con una animatissima chiamata con il capitano dell’aereo-, e Percy Cox.

    Il quarto componente del gruppo, Christopher Toarck, arrivò poco dopo, accompagnato dall’annuncio di Bob, che non prometteva grandi cose a giudicare dalla faccia.

    “C’è stato un piccolissimo contrattempo…”, disse cercando di mantenere il tono della voce il più naturale possibile, anche se si sentiva un accento di disperazione.

    “Il pilota non è di buon umore, dice può essere rischioso, ed è meglio se compiamo il viaggio due alla volta, questo vuol dire che ci dovremmo mantenere in contatto per tutto il tempo.

    Sarebbe meglio se io andassi per primo con uno di voi, per avvisare mio zio dell’accaduto. Allora, chi viene con me?”

    In quel momento nessuno mosse un muscolo.

    “Bene, Toto, verrai tu”.

    E senza aggiungere altro ci imbragammo tutti, nel più totale silenzio.

    Mentre uscivamo dalla capanna, diretti verso la pista dell’aereo avrei scommesso che tutti e quattro stavamo pensando alla medesima cosa: molto probabilmente sarebbe più pericolo del solito, avremmo rischiato la vita, ma parve che a nessuno interessasse più di tanto. Dopo tutto facevamo paracadutismo da diversi anni, eravamo degli esperti in certe cose.

    Quanto arrivammo, la prima cosa a cui andammo incontro fu il pilota, che si dirigeva a larghi passi verso di noi, con un’aria di rimprovero.

    “Avete davvero intenzione di andare? Per bacco dico io! Dovete esseri duri di testa per intraprendere una cosa simile…” e se andò borbottando.

    Un quarto d’ora dopo io e Bob eravamo già pronti per intraprendere il viaggio: ci eravamo accordati sul materiale, avevamo i mezzi di comunicazione… Era tutto pronto.

    Non ricordo esattamente come fu il viaggio, rammento solo che durante il volo davanti davanti a noi ci aspettò una terribile tempesta, riuscimmo a evitarla per un pelo, abbassandoci di quota. Ben presto però la situazione non cambiò: ad un tratto il pilota annunciò che uno dei motori era congelato e che stava facendo il possibile per mantenere la stabilità. Invano. Iniziammo a precipitare, accompagnati e in parte incoraggiati a scendere da un vento brusco che ci spingeva verso il mare aperto. Ricordo che io e Bob eravamo paralizzati. Come una scossa di adrenalina improvvisa ci scagliammo sui mezzi di comunicazione. Li cercammo da ogni parte. Niente. Nel caos totale un’insolita sensazione di fresco eccessivo ci salì su per il collo: dallo scatto improvviso di poco prima vedemmo che una mazza da Base Ball aveva colpito così violentemente le pareti che si erano ammaccate; a peggiorare le cose le casse di legno, tutto andava a sbattere contro. Infine, si era fatto un buco e tutto era uscito. 

    Ricordai anche che dopo affondammo, io riuscii a salvarmi e con me anche anche il pilota, di Bob invece non c’era traccia. Nuotammo allora aggrappati a un pezzo di titanio dell’aereo fin quando potemmo. Diciamo che non fu una delle giornate più fortunate che mi siano mai capitate. Ci fu il mare po’ mosso, ma niente di cui preoccuparsi, il peggio arrivò dopo, Iniziò a grandinare come non si era mai visto, io e Barnie -il pilota- provammo di tutto, ma niente, eravamo in mare da troppo tempo, eravamo stanchi, disidratati, e ci lasciammo andare alla disperazione.

    Intanto, Christopher e Cox erano su un altro aereo più robusto per venire a cercarci, visto che era quasi una settimana che non avevano avuto più notizie, si erano preoccupati.

    Per fortuna arrivarono in tempo per trovarmi, mentre purtroppo Barnie non ce l’aveva fatta.

    Tornato a casa per due settimane non feci altro che pensare a Barnie e a Bob, ma questo non mi impedì di andare avanti a vivere avventure, perchè quella esperienza mi aveva così cambiato che non avevo più paura.

    Se non ti piacciono i nomi cambiali pure idem per alcune parole. Il titolo può essere : Un viaggio da evitare.

    Spero di esserti stata d'aiuto. Buona serata

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