Non pensate che l'«eguaglianza cristiana», per secoli tanto decantata, sia quanto di più contrario alla vera Spiritualità cristiana?

Un'uguaglianza cristiana che pone praticamente tutti sullo stesso, identico, livello è una follia, oltreché estremizzante, persino diabolica!

Non mi riferisco ad un'apertura generalizzata all'Evangelizzazione, tutt'altro. Ma alla costante "piegatura" spirituale nel livello di percezione individuale che il singolo deve accettare in silenzio e che automaticamente lo rende spiritualmente e ideologicamente uguale all'altro.

Ma la realtà cristologica è ben diversa, come tutte le innumerevoli parabole insegnano, motteggiando il famoso: 

«Chi vuol capire, capisca».

E senza citare la Gnosi cristiana, che fa di questo insegnamento uno dei suoi capisaldi più autentici. 

Ma questo non è forse il segno che lo «sforzo» derivante da un atto di intellezione attuale pura - di «comprensione» a seconda delle proprie capacità spirituali - sia in realtà la vera e autentica chiave di lettura del messaggio cristiano?

Altrimenti quel che ne deriva è un vero e proprio abominio, un ideale anticristiano che più non si può, e ciò è ampiamente evidente oggi dopo secoli di "appiattimento religioso" e di "irrigidimento spirituale" provocato dal potere temporale religioso.

Che limita ogni <<visione facciale>> spirituale diretta col Divino, ne riduce la capacità percettiva individuale e ne piega la purezza autentica di ognuno nell'attualizzare in sé stesso gli insegnamenti cristiani a seconda del grado di comprensione.

Riflessioni?

Grazie a tutti.

Aggiornamento:

@Mara, ti ringrazio per il pensiero ma ciò che vorrei far capire è tutt'altra cosa dal diventare atea. Peccato che in pochi abbiano colto il significato delle mie parole ma forse non è un caso.

Aggiornamento 2:

@Anonimo, hai afferrato ciò che volevo comunicare.

5 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    2 mesi fa
    Risposta preferita

     Uguaglianza deve essere parità di diritti e di doveri.

    Semplificando al massimo, tutti devono avere il diritto ad una vita dignitosa, con tutto quello che ciò comporta.

    Certo dire che tutti devono avere tutto nella stessa misura comporta un appiattimento , morale, sociale, del pensiero che ha come conseguenza più drammatica il fatto che quasi più nessuno si impegnerebbe a migliorare, la stragrande maggioranza, il 99,999999999999% delle persone si adagerebbe  in una vita senza patemi, ma anche senza spunti per migliorare, la società entrerebbe in una regressione dovuta al non impegno, chi volete che si impegni a migliorare se tanto avrebbe lo stesso di chi non ha le capacità? La meritocrazia non avrebbe futuro e di conseguenza nessuna farebbe nulla per migliorare.

    Se questa è la conseguenza su un piano materiale, direi che pure peggiore è la conseguenza su un piano spirituale, che si deve dividere dal piano religioso, spiritualità e religione non sono né sinonimi e spesso e volentieri sono in antitesi, di un appiattimento dovuto ad una eguaglianza fittizia.

    Noi tutti abbiamo capacità diverse, noi tutti dobbiamo mettere in pratica queste nostre capacità, i talenti spirituali, i doni divini, ognuno di noi avrà più o meno talenti iniziali, ma se tutti sfruttassero questi talenti, tutti si “innalzerebbero”, questo sarebbe un bene per tutti, per la società stessa, non si avrebbe mai un appiattimento verso il basso, spiritualmente parlando, ma un movimento verso l’alto, questo unito al messaggio cristiano di aiuto al prossimo comporterebbe un tendere una mano da chi ha molto verso chi a poco, ( stiamo parlando di spiritualità, lasciamo perdere il materiale, anche se sarebbe consequenziale un dare a chi a poco da parte di chi ha molto anche su questo piano).

    La spiritualità è un seme che deve germogliare, e come una pianta ha bisogno di acqua e di nutrimento, anche la spiritualità ha bisogno di nutrimento, questo deve avvenire attraverso lo studio, ma non solo, deve avvenire attraverso l’aiuto e il confronto.

    E ripeto spiritualità, religiosità e a credo religioso non sono sinonimi, non sono sullo stesso piano, anzi spesso la vera spiritualità è un qualcosa che eleva chi è ateo, chi non ha ideologie.

  • 2 mesi fa

    Credo che la riflessione spetti a te, ci sei vicina, ci giri intorno, intuisci qualcosa che ti sfugge subito dopo per ovvi motivi, ma sei molto vicina a scoprire che sono tutte farneticanti pagliacciate. Coraggio, voglio leggerti quando sarai atea.   ;))

    Purtroppo non ci sono più i commenti per poter intervenire in modo adeguato, e certo che non vuoi diventare atea.

  • Anonimo
    2 mesi fa

    non so se sia un bene o un male il tuo modo di parlare, comunque presupponendo di aver capito la tua domanda io penso che l'uguaglianza debba esserci solo nei diritti e doveri o almeno finchè sono tutti allo stesso livello di consapevolezza...

    piu' evolvi e piu' diritti e doveri anche se forse sarebbe meglio chiamarli piaceri perchè solo in un pianeta satanico la gente vive controvoglia, la vera bellezza è nella diversità, siamo diversamente uguali.

    tutti abbiamo lo stesso potenziale, siamo nati per divenire dei, lo disse il cristo, ''voi siete dei e farete cose piu' grandi di me''.

    oppure come disse dante ''fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza''.

    in questo mondo ognuno viaggia in differenti stati di coscienza, non siamo tutti buddha o tutti giuda ed è bene cosi.

  • Priest
    Lv 5
    2 mesi fa

    Penso che sia veramente bello essere Cristiano...

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  • 2 mesi fa

    E difatti non è un caso se l’egualitarismo (il comunismo) e i principi antischiavistici in genere … nascono sempre come principi atei. Ovviamente quando un certo principio diventa troppo popolare, ecco che il tiranno di turno gli inietta una letale << ma sempre diversa >> dose di teismo.

    In questo momento penso al deismo, all'agnosticismo e alla miscredenza. Cioè la possibile esistenza di un dio (più misterioso assai del già troppo misterioso dio cristiano) fa pendant con la GERARCHIA e quest’ultima implica … fedeltà alla umana autorità.

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    Post scritum

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    «L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo. » (Immanuel Kant)

    «C’è una fondamentale differenza tra la religione - che è basata sull'AUTORITÀ - e la scienza ... quest'ultima è basata sulla OSSERVAZIONE e sul RAGIONAMENTO! » (Stephen Hawking)

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