Anonimo
Anonimo ha chiesto in Casa e giardinoCasa e giardino - Altro · 2 mesi fa

Barbecue terrazzino sotto, vicini, fumo che entra da noi sopra!?possono farlo?

Uno schifo!Gli inquilini di sotto, terrazzino di tre metri, fanno barbecue , fumo a nube e puzza che entra da noi sopra, stanze che puzzano di carbonella, possono farlo? Distanza dal loro terrazzo alla nostra finestra due metri circa.

4 risposte

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  • Anonimo
    2 mesi fa
    Risposta preferita

    cerca di prevedere quando lo fanno e tappati dentro tirando giù anche le tapparelle.

    poi per tuto l'anno sporcagli la macchina con acqua e ***** o spruzzagli mettendola in una siringa dell'acquaragia con sciolta dentro della colla per topi...trovi tutto in ferramenta o in un grosso supermercato.

    puoi anche mettere direttamente la colla per topi sui suoi vetri  ma potresti essere visto..messo nella siringa invece fai partire lo schizzo  mentre passi a fianco e nessuno ti nota come se sei li che traffichi attaccato alla sua auto.

    la colla per topi appiccica talmente tanto che se ti va sulle mani ci vogliono giorni interi a togliere quell'appiccicume.

  • 2 mesi fa

    E tu annaffia le piante o stendi qualcosa che sgocciola dal tuo balcone! Oppure con la scusa che pulisci il balcone con l'acqua fa sgocciolare l'acqua.. Oppure la notte quando dormono fai i rumori! 

    Non dimenticarti che sei quello del piano di sopra, giochi sempre a tuo vantaggio :) 

  • Sal
    Lv 5
    2 mesi fa

    Già nel 1969 la Corte di Cassazione (20 febbraio 1969, n. 570) affermò che la norma dell’art. 844 Cod. civ. è applicabile anche ai rapporti tra condomini di uno stesso edificio, quando uno di essi, nel godimento della cosa propria o anche comune, dia luogo ad immissioni moleste e dannose nella proprietà dell’altro (in senso conforme, cfr. anche Cass. 23 gennaio 1982, n. 448 e Cass. 6 aprile 1983, n. 2396).

     Qualche anno dopo (7 settembre 1977, n. 3889) sempre la Suprema Corte specificò i requisiti che consentono tale applicazione estensiva:

     

    – materialità dell’immissione (ciò che cade sotto i sensi dell’uomo o influisce oggettivamente sul suo organismo);

     

    – carattere indiretto o mediato (ripercussione di fatti compiuti nel fondo da cui si propaga);

     

    – attualità (non semplice pericolo di una situazione intollerabile) e continuità, o almeno periodicità, anche se non a intervalli regolari, dell’immissione.

    Successivamente la Cassazione (4 febbraio 1992, n. 1195) ha formulato un’opportuna precisazione sul rapporto esistente tra l’art. 844 Cod. civ. ed il regolamento condominiale, affermando che, qualora i condomini, con il regolamento di condominio, abbiano disciplinato i loro rapporti reciproci in materia di immissioni, con norma più rigorosa di quella dettata dall’art. 844 Cod. civ., che ha carattere dispositivo, della liceità o meno della concreta immissione si deve giudicare non alla stregua del principio generale posto dalla legge, bensì dal criterio di valutazione fissato nel regolamento, in quanto le norme regolamentari di natura contrattuale possono sempre imporre limitazioni al godimento della proprietà esclusiva maggiori di quelle stabilite dalla indicata norma generale sulla proprietà fondiaria (cfr. altresì Cass. 15 luglio 1986, n. 4554). Il fatto che nell’art. 844 si parli esplicitamente di “fumo”, “esalazioni” e “simili propagazioni” ha fatto sì che venisse (e venga) applicato frequentemente e con efficacia in praticamente tutti i casi di inquinamento atmosferico in cui si richiede la cessazione di tale “intollerabile” molestia ed il conseguente risarcimento del danno (alla salute)].

    Il limite per cui la tollerabilità supera la soglia della normalità e rende applicabile l’art. 844 Cod. civ. è definito dall’autorità giudiziaria che ha ampi poteri discrezionali nella valutazione di tale limite, dovendo contemperare tra l’altro le esigenze della produzione con quelle della proprietà. Tale valutazione del giudice è assai importante perché solo le immissioni ritenute così intollerabili costituiscono fatto illecito, possibile causa di danno risarcibile a norma dell’art. 2043 Cod. civ. Tale accertamento del superamento della normale tollerabilità è dunque una vera e propria condizione dell’azione processuale di risarcimento del danno. Il concetto di normale tollerabilità dunque non è legato al criterio tabellare previsto dalla norma speciale e verificabile con una perizia tecnica: il vero criterio è quello della dimostrazione della violazione del diritto alla salute, pienamente verificabile anche in altre forme dal giudice, il quale ha il diritto-dovere (“l’autorità giudiziaria deve”) di decidere nell’ambito del suo pieno e libero convincimento, contemperando “le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà”.

     

  • 2 mesi fa

    Sfigato non sopporti la grigliata o sei invidioso che non ti hanno invitato? 

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