Avete imparato a spegnere la mente operosa, quando uscite dal posto di lavoro?

Non riesco a chiudere la porta quando esco dall'ufficio, me lo porto a casa e nei periodi molto intensi lascio che mi tolga un po' di sonno. 

Avete imparato a emanciparvi dalle preoccupazioni sul lavoro? Dalle più piccole a quelle più ingombranti al cardiopalma. 

Le preoccupazioni restano, ci sono e ci saranno sempre per il tipo di lavoro che svolgete, ma voi avete capito come farle tacere ignorandole...giusto? Come ci si libera dal perfezionismo? Come ci si inizia al "ci penserò domani"? Davanti alle imprecisioni dei vostri colleghi, come fare a dirsi "affari suoi, non t'impicciare"?

Insegnatemi il segreto, o mi verrà un infarto a trent'anni. 

Dannatissima educazione al dovere e al controllo. 

Aggiornamento:

Ciao Over, grazie per la dettagliatissima risposta! :)

Io ho 31 anni, lavoro in uno studio da tre. Dovrei fare l'esame di Stato per abilitarmi e diventare un giorno socia, ma non lo farò. Sto facendo anche un altro lavoro parallelamente, più aderente alla mia indole "artistica" ed è la combinazione tra i due a fare il mix esplosivo. A dire il vero non ho mai saputo spegnere il cervello quando mi lascio alle spalle la porta dell'ufficio. Devo imparare. 

Aggiornamento 2:

Se prima mi "portavo a casa" le preoccupazioni di un lavoro, adesso mi porto a casa quelle di due, considerando poi che in quello nuovo ci sono tante cose - nuove, appunto - da imparare. Da qui il burnout dell'iniziato. Responsabilità mia, devo maturare una migliore attitudine nei riguardi del lavoro e non solo. Il nuovo lavoro dovrebbe farmi da piano b quando non ne potrò più e lascerò lo studio in cui lavoro. Una gran confusione, bisogno di un po' d'incoscienza. 

Aggiornamento 3:

Ti ringrazio per le tue parole, hai ragione. 

Spero tu stia bene, un caro saluto.

...e grazie anche agli altri che hanno risposto!

:)

5 risposte

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  • Risposta preferita

    Ciao Abracadabra

    Forse siamo più o meno coetanei. Provo dunque a sintetizzarti quello che fino ad ora ho imparato nella mia umile e breve esperienza da lavoratore dipendente come operaio. Credo che, con le opportune modifiche, possa valere anche per qualsiasi altro tipo di lavoro.

    Ricorda sempre questo principio fondamentale del lavoro, tatuatelo addosso, se necessario:“Si lavora per vivere e non si vive per lavorare”.Questo significa che tutte le manfrine possibili del lavoro (problemi e difficoltà tecniche, rapporti conflittuali con preposti e sottoposti, capi, clienti ecc e qualsiasi altro problema possibile ed immaginabile) devono spegnersi nel momento in cui si abbandona il luogo di lavoro al termine della giornata lavorativa/turno di lavoro, anzi, anche durante tutte le pause ordinarie ed extra alle quali si ha assolutamente diritto. Al riprendere dopo la pausa o l’indomani si valuteranno tutti i problemi del caso e si elaboreranno le strategie ed i percorsi per risolverli.Ok, come si arriva a questo zen? Certamente, ogni situazione lavorativa è personale e differente anche se riguarda due colleghi di lavoro della stessa azienda e quindi bisogna valutare caso per caso.Intento, studiati questo diagramma di flusso:https://scdp.files.wordpress.com/2008/02/2008-02-1... al di là dell’ironia, è interessante il flusso secondo cui, se sai risolvere un problema questo è (automaticamente) risolto.Ecco, in un certo senso è proprio così, la vexata quaestio È proprio questa: saper trovare un metodo per risolvere i problemi.Ovviamente, all’inizio della propria carriera, specie alla prima esperienza lavorativa, è assolutamente normale andare incontro al cosiddetto “burnout” (anche in senso lato), non conoscendo bene il proprio ruolo, le proprie responsabilità, i colleghi, i capi ecc, spesso tutti i problemi tornano a casa con noi, principalmente perché non si sa come risolvere un problema. Ma man mano che si progredisce e si acquista esperienza diventa proprio così. Certamente darà fastidio dover fare tutto da soli, ma spesso facendo da soli si evita di dover mettere le mani nei pasticci degli altri, che spesso e volentieri sono lavori fatti con il mulo.Quello che voglio dire è che bisogna cercare di ricondursi sempre nella condizione in cui colleghi e capi non possano aver da contestare la nostra imperizia, negligenza, imprudenza o altri simili atteggiamenti negativi nello svolgimento delle nostre mansioni. Tutto il resto è aria fritta.Se uno svolge tutto quello che deve fare con tutta la professionalità di cui può disporre (senza morirci dietro ovviamente) deve stare sereno e tranquillo indipendentemente dal fatto che capi e colleghi possano riconoscere ed apprezzare il nostro operato. Se i capi, i colleghi, chiunque, ecc non ci ascoltano e/o non ci apprezzano... stracazzi loro, noi glielo avevamo detto (di quel problema, di quella situazione ecc), meglio ancora se ne rimane una prova scritta, tipo una mail aziendale inviata a più colleghi o diretti superiori, (questo è fondamentale per gli aspetti legali, specie quelli sulla sicurezza dei luoghi di lavoro).Anzi, questo loro atteggiamento scorretto si ritorcerà contro di loro poiché quando non ne potremo più di sopportare la loro faccia di gomma invieremo il nostro CV alla concorrenza che sarà ben lieta di assumerci con uno stipendio più alto e di inserirci dentro un’azienda dove si respira un clima più disteso e sereno (ti assicuro che esistono davvero questi paradisi aziendali terrestri).A me capitò proprio questo, partii da un livello inferiore allo sguattero e con contratti da fame, cambiando anche tanti posti di lavoro (mediamente 2 o 3 all’anno), portandomi sempre a casa tutti i problemi possibili, dai titolari che non pagano gli stipendi ai colleghi infami che facevano di tutto affinché mi lasciassero a casa e tantissime altre angherie più o meno gravi. Tra le tante preoccupazioni, cercavo sopratutto di imparare a fare bene il mio lavoro. Nel corso degli anni, acquisendo esperienza e capacità, più o meno naturalmente, tutte le altre difficoltà si declassarono automaticamente soprattutto quando, man mano che si arricchiva il mio CV ed inviandolo altrove, ricevevo sempre più risposte ed anche molto valide. Questo migliorò notevolmente la mia autostima, anzi, continua a farlo e m sprona a fare sempre di più e meglio quello che ho sempre fatto.

    Certamente riconosco anche i miei limiti e so di non saper ancora fare tante cose, anzi, il non saper fare è uno stimolo per imparare e diventare ancora più competente dal punto di vista professionale.

    Quindi anche se oggi lavoro ancora con un contratto a termine con scadenza entro fine anno, sono comunque sereno: se avranno ancora bisogno me lo rinnoveranno poiché me lo rinnovarono già altre volte e dunque i capi alla fine riconoscono la mia seppur modesta professionalità. Se anche mi dovessero lasciare a casa, prima ancora della scadenza avrò già trovato un nuovo impiego come accadde già diverse volte. E certamente troverò di meglio ancora. 

    Ricorda dunque anche quest’altro fondamentale principio che mi insegnò uno degli ingegneri capi coi cui lavorai anni fa (era uno dei miei diretti superiori):

    “Dentro un posto di lavoro, l’informazione è potere”.

    Spese poi una mezz’oretta per spiegarmi tutti i significati e le interpretazioni che ne possono derivare, mi diviene difficile sintetizzarti tutto il suo discorso ma rientra sempre, in senso lato, dentro quel “lo sai risolvere?” 

    Il potere a cui allude la massima è anche, sopratutto, “politico” e “contrattuale”, ma anche un poter permettersi di comportare in un certo modo.

    Più problemi sai risolvere e più diventi una figura chiave ed indispensabile e più sarà preziosa la tua presenza è più dolorosa sarà la tua eventuale migrazione verso altri lidi e dunque sarà interesse dei capi tutelarti e trattenerti dove sei attualmente  e più saranno propensi ad essere comprensivi nel caso di eventuali errori.

    Diverso il discorso in cui non si è più dipendenti ma soci oppure capi più o meno assoluti: in questo caso, purtroppo, ci sono davvero molte più responsabilità... ma anche qui, in quanto capi può incaricare qualcuno di seguire per intero qualche problema.

    Se però le preoccupazioni lavorative ma non solo rientrano in un discorso più ampio di incapacità di saper gestire ansia, emozioni ecc potrebbe essere utile la consulenza di un professionista (analista, psicologo o qualcosa del genere, non conosco bene le differenze).

    Non so se ho risposto a quello che stavi cercando, fammi sapere ^_^

    Fonte/i: σтк
  • Anonimo
    1 mese fa

    io non sono mai riuscito a farmi i caxxi miei, facevo notare errori e suggerivo migliorie, tutti han fatto carriera e io sono rimasto al minimo salariale sindacale, anche dopo 15 anni, rottamato, continuo a sognare il lavoro, immaginando problemi e arzigogolando soluzioni!

  • Saul
    Lv 7
    1 mese fa

    La mia mente fa h24, 7/7, ciclo continuo. 

  • 1 mese fa

    Ciao Posso assicurarti che quando uscivo dal lavoro ogni problema, ogni discussione e compiti, li lasciavo alle mie spalle, pur essendo un responsabile di certi impianti.....A casa o con gli amici non ho mai parlato di lavoro, colleghi di lavoro o problemi......L' interruttore del lavoro lo accendevo il giorno dopo

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  • Anonimo
    1 mese fa

    vuol dire che non hai una vita tua cui pensare, col tempo salterà fuori

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