Irene ha chiesto in Società e cultureLingue · 1 mese fa

cosa rappresentano le lingue per te? mi spiego meglio, oltre all'italiano conosco lo spagnolo e l'inglese, fatti a scuola e che ora sto  ?

sto studiando su youtube. Per me l'italiano e' la lingua della cultura, abbiamo una bellissima lingua. Lo spagnolo la lingua della familiarita', quando lo studio non so perche' mi vengono in mente le tavolate con gli amici o la domenca a casa quando ero piccola e si mangiava tutti assieme, la lingua dell'amicizia e del far baldoria. L'inglese la lingua della produttivita' del fare del raggiungere un obbiettivo, del voler progredire, quando lo parlo mi sembra tutto piu sintetico.

Difficile da spiegare perche' parlare una lingua diversa e' come mettersi un abito differente e cambiare un po' personalita'.

Domanda, vi capita lo stesso? logicamente sto estremizzando la cosa.

Che lingue parlate...o per meglio dire studiate...e cosa rappresentano per voi?

4 risposte

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  • 4 sett fa
    Risposta preferita

    Io ho una laurea in Lingue e con le lingue ci lavoro. Vorrei che quelle persone che sbandierano tanto la supremazia dell'inglese possano capire una cosa: CHE DEVONO STUDIARE LA STORIA E APRIRE LA MENTE. 

    Prima c'era il latino: i romani hanno imposto la loro lingua causando l'estinzione di parecchie altre realtà linguistiche. 

    Poi c'è stato il francese: pensa che in alcuni Paesi, come Germania e Russia, la nobiltà usava solo ed esclusivamente quelle due lingue. Risultato: i tedeschi usano la r francese, mentre il russo ha tantissimi prestiti francesi (parole come sgabello, incubo, marciapiede, negozio ecc in russo sono tutti prestiti francesi). L'incipit di Guerra e pace è in francese perché Tolstoj voleva essere assolutamente realista e registrare le abitudini (positive e negative) della classe nobiliare. 

    Il francese ha avuto un impatto più forte su altre realtà: l'imposizione non solo della lingua ma anche delle istituzioni politiche e sociali su altri Paesi, come quelli del Maghreb. A vantaggio nostro sta il fatto che un marocchino che arriva in Italia può comunicare in francese senza usare l'arabo, ma questo influisce notevolmente sulle realtà culturali. 

    Dovremmo anche noi adottare lingua e costumi anglosassoni? C'era una vignetta divertente sui social su una ragazza in difficoltà che invece di fare il numero di emergenza nostrano faceva il 911. Non solo: parecchia gente crede erroneamente che parecchie cose che siano legali negli USA lo siano anche qui, e viceversa. Una mia amica poco fa ha affermato che anche da noi, come negli USA, si può uscire dal carcere grazie alla cauzione!

    Bisogna trovare il giusto compromesso tra relativismo culturale e difesa della propria identità linguistica e culturale, senza inutili estremismi. 

    Che il mondo degli affari necessiti di una sola lingua ci può stare: del resto l'inglese è una lingua non troppo difficile da apprendere (almeno grammaticalmente parlando), è una lingua aperta e suscettibile alle influenze esterne, e questo grazie alla cultura del popolo che parla inglese: il Regno Unito si è confrontato con tante realtà linguistiche e culturali che hanno dotato l'inglese di diversi prestiti; in Inghilterra non esiste neanche la figura del mediatore culturale perché le istituzioni agiscono già in funzione di un'utenza variegata, dato che il Paese è sempre stato multiculturale, e in tal senso avrebbe molto da insegnare agli italiani, soprattutto a quelli che hanno risposto alla tua domanda. Poi occorre certamente cercare di parlare bene la lingua, dato che il sistema ortografico dell'inglese è, con quello danese e gaelico, il più illogico al mondo. Il vocabolario è il secondo scoglio: l'inglese affianca alle parole originarie di origine germanica tanti (quasi) sinonimi di origine romanza, senza poi contare le differenze lessicali tra lo standard britannico e quello statunitense (che comunque si influenzano a vicenda). 

    Tuttavia: sapere solo l'inglese non porta a niente. Qui devono intervenire gli esperti di marketing: per fare delle ricerche di mercato davvero usate solo l'inglese quando volete espandervi all'estero? Ne dubito fortemente. Anzi: in alcuni casi nemmeno basta la lingua ufficiale di un Paese. Se volete operare a Hong Kong vi servirà più il cantonese del cinese mandarino. Nelle zone del Baltico più che le lingue nazionali quali lettone, lituano ed estone vi tornerà utile il russo. E così via. 

    Ma non è solo questo. La storia della lingua è la storia di un popolo, che si esprime anche e soprattutto attraverso la sua produzione artistica (letteratura, pittura, scultura, architettura, danza, musica, teatro, fino al cinema, da cui discendono - e qui dovete veramente studiare - TV e nuovi media, quali YouTube ecc, dato che i nuovi media, senza il cinema, non sarebbero mai esistiti, e il cinema, a sua volta, è debitore delle forme artistiche preesistenti). Non deve ricadere tutto quanto in una presunta utilità: certo a tutti farebbe piacere lavorare con le lingue studiate e imparate con tanta fatica, dato che le lingue straniere richiedono la stessa costanza della fisica e della chimica (non basta la teoria ma ci vuole anche la pratica, e come la fisica è la lingua della natura, le lingue straniere sono le lingue - appunto... - dei popoli). 

    Chi si occupa di business a livello internazionale non parlerà mai solo inglese, e di questo nessuno se ne lamenta (almeno, non chi è abbastanza intelligente da saper parlare due lingue...): francese, spagnolo e tedesco sono sempre studiati e parlati, fermo restando che queste lingue vengono utilizzate in contesti diversi. 

    Arabo, cinese e russo vengono richieste da quelle realtà aziendali che operano coi mercati dei Paesi in cui si parlano quelle lingue. 

    Ma che noia, però, parlare delle lingue solo in termini economici. Non è importante sapere quanto sia importante l'economia di un Paese per valutare l'importanza di una lingua (anche perché ciò sarebbe valido solo per i nostri parametri di riferimento: per esempio da noi lo svedese o il polacco sono totalmente "inutili"; viceversa, in Paesi come Germania [settentrionale], Lettonia e Lituania sono lingue assolutamente richieste, poiché Svezia e Polonia sono importanti partner commerciali di quei Paesi). Io ho studiato svariate lingue strane e "inutili" che però mi hanno permesso di scoprire delle letterature meravigliose (e delle culture che hanno dei cibi strepitosi). 

    Una considerazione che riguarda non solo le lingue intese come strumento di lavoro (e quindi questione che riguarda i soli laureati in Lingue) ma anche parecchie lauree "inutili": il problema è solo italiano. 

    Io sono testimone oculare di gente che magari ha studiato il giapponese o altro e che qua sopravviveva facendo il primo lavoro utile che capitava sotto mano. Poi le stesse persone sono migrate proprio nel Regno Unito e negli USA e, guarda un po', lavorano proprio con le lingue che hanno studiato - e che tanto amano - ma che qua risultavano particolarmente "inutili". Io dopo l'Università, prima di iniziare il Dottorato, ho ricevuto delle proposte per il russo dalla Francia. In Italia avrei dovuto sperare in una manciata di associazioni che a malapena pagano (e per le quali varrebbe la pena fare solo un tirocinio universitario, e finisce lì). C'era la possibilità di prendere l'abilitazione per insegnare russo nelle scuole superiori, ma già ha difficoltà chi insegna le materie più congeniali e scontate, mentre il russo si insegna in una manciata di scuole sparse su tutta Italia. E dire che la letteratura russa è più europea di quel che si creda! 

    Una riflessione aggiuntiva sugli insegnanti di italiano: associazioni e cooperative assumono generalmente SOLO docenti abilitati. E' rarissimo che chi non è abilitato abbia la fortuna di poter insegnare italiano senza dover fare attenzione al codice della laurea, agli esami e ai CFU. All'estero non funziona così: se sei italiano ti tengono in alta considerazione. E certo non basta essere madrelingua: devi saper parlare la lingua del posto e avere un titolo idoneo. Non per forza devi avere quelle costosissime certificazioni di recente invenzione: una laurea in ambito umanistico o educativo va più che bene!!

    E francamente: una certificazione dovrebbe avere un valore inferiore alla laurea, dato che per laurearsi occorre sostenere degli esami con dei docenti, non con dei pincopallini a caso. Non è neanche vero che la laurea abbia il valore di un attestato di partecipazione. 

    Davvero stiamo perdendo la testa. In Italia c'è una percezione distorta della realtà delle cose. Troppi requisiti inutili. Troppi titoli inutili. Non si valutano le persone ma i singoli pezzi di carta. 

  • 1 mese fa

    España es un país muy chiquito con mucho ego histórico y poco conocimiento de la historia de los pueblos originarios de América Latina, de su historia reciente y de su actualidad.

    Aunque se hable un idioma común, en América hay infinidad de lenguas con más o menos reconocimiento oficial y con más o menos hablantes, infinidad de cosmovisiones y distintas realidad que hacen que la lengua evolucione de forma diferente. 

    Que se hable el español no es garantía de que nos vayamos a comprender. 

  • Anonimo
    1 mese fa

    Le lingue sono un ostacolo alla comunicazione internazionale. Dovrebbe esistere una sola lingua per tutto il mondo. Non vuol dire far sparire tutte le altre ma metterle in secondo piano per le comunicazioni familiari, come già avviene per i dialetti.    

  • Anonimo
    1 mese fa

    Per me l'inglese è l'unica lingua che dovrebbe esistere. È la lingua di una civiltà, quella anglosassone, che rappresenta la modernità, la scienza,la tecnologia, ed è perfino quella che più di ogni altra è eccelsa negli studi classici, come storia, archeologia, letteratura antica, insomma non solo la scienza, ma anche la cultura parla inglese. Tutte le altre lingue sono una inutile zavorra che ostacola la comunicazione fra i vari popoli. La lingua italiana non c'entra nulla con la cultura, perché basta andare in giro a intervistare un qualunque italiano e nel 99%dei casi è di una ignoranza spaventosa su qualunque cosa, anche su quei monumenti e opere d'arte con cui è nato e vissuto e di cui non gli è mai fregato nulla. Se mi vengono a dire che gli italiani sono i discendenti di Leonardo e Michelangelo mi rotolo a terra dalle risate. Non c'è popolo più ignorante e cialtrone degli italiani. Gente come Leonardo,Michelangelo, Caravaggio, e mille altri, erano eccezioni rarissime in un branco di pecoroni analfabeti e rozzi. 

    Per me il suono della lingua spagnola è intollerabile: anche se a parlare è la persona più colta ed erudita del mondo, sembra comunque volgare e plebeo come se fosse il più ignorante degli analfabeti. Non ci può proprio essere eleganza e raffinatezza con una lingua che suona come lo spagnolo.

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