Serena
Lv 7
Serena ha chiesto in Scienze socialiSociologia · 4 sett fa

"Essere se stessi in un mondo che cerca continuamente di cambiarti è la più grande delle conquiste ". Che ne pensate 😸?

Emerson. 

Ciao belli 🌝

Aggiornamento:

Anonimo grazie. 

Aggiornamento 2:

Eh Mich, ma tu sei unica!

Aggiornamento 3:

Bravo Simone. 

Aggiornamento 4:

Wania, mi siedo dalla parte del torto ...

Aggiornamento 5:

Garotina, vero, conosci te stesso. 

Aggiornamento 6:

Ciao Davide, sempre sintetico tu🧐

Comunque è per questo che posto aforismi, come spunto di riflessione che ...tu hai afferrato al volo ☺

Aggiornamento 7:

Patrizia sei ok.

Aggiornamento 8:

Davide bella risposta, ma la prossima volta che mi posti un papiro così chilometrico ti ignoro. Sei avvisato.

Grazie a tutti. 

21 risposte

Classificazione
  • 4 sett fa
    Risposta preferita

    Premetto che condivido in gran parte quanto scritto sugli aforismi da sanguanel, per me gli aforismi possono essere usati in alcuni contesti particolari o come spunti di riflessione, ma altrimenti non sono altro che un tentativo artistico di esaurire in due sole righe l'intero scibile su un argomento.

    Riguardo al contenuto dell'aforisma non sono del tutto d'accordo: la più grande conquista non in assoluto, ma nella condizione a cui accenna l'aforisma, sarebbe cambiare il mondo, trasformandolo in un mondo che invece che cambiare gli altri li aiuti ad essere più se stessi, a sviluppare al meglio le proprie potenzialità positive, un mondo molto ma molto più libero di quello attuale, e parlo di libertà non soltanto nei comportamenti ma ancora di più nel pensiero, nel modo di sentire la vita, noi stessi e gli altri, un modo compartecipativo in cui non la facciano da padroni paura, rabbia, sensi di colpa, diffidenza. Il fatto è che noi siamo così abituati a vivere in un mondo che ragiona con la logica dell'ostilità e della legge del più forte (se pure attutita da alcuni principi etici, peraltro spesso disattesi poi nella pratica), che nemmeno ci rendiamo conto di come saremmo se vivessimo in un mondo diverso. Anche soltanto per riuscire ad ascoltare in parte noi stessi dobbiamo contrastare il vocio sordo e rumoroso che ci arriva dalla società, siamo bombardati da messaggi più o meno subliminali certo poco sublimi, ci sono persone che anche solo per ascoltare se stesse si affidano a psicologi, a tecniche di ascolto particolari, ad attività particolari, nulla di male in tutto ciò, anzi, ma è per far capire quanto sia difficile anche solo trovare il modo di ascoltare in parte noi stessi, figuriamoci arrivare ad essere noi stessi. Ma il problema non è solo quello. Ne esiste a mio avviso uno più ampio di cui non siamo quasi consapevoli. Il fatto (ovviamente secondo me) è che a partire dall'età scolare veniamo abituati ad obbedire e a seguire certi schemi, l'educazione scolastica è più che altro una sorta di formazione imposta dall'alto spesso tramite una serie di coercizioni materiali e psicologiche: intelligenza, educazione, direi perfino bontà vengono spesso identificate con la nostra capacità di inserirci in un sistema che è stato creato non certo per valorizzare le doti di ciascuno di noi, ci viene insegnato che la nostra libertà finisce lì dove inizia quella dell'altro, il che in un certo senso lo trovo pure giusto, ma nel darci quell'insegnamento ci viene anche fatto passare implicitamente il messaggio che l'altro costituisca in automatico un potenziale limite alla nostra libertà, soprattutto ci viene insegnato che l'altro sia anche e prima di tutto il gruppo, o meglio ancora siano una serie di regole necessarie per far funzionare bene il gruppo, ma quelle regole sono necessarie solo perché qualche altro essere umano ha scelto di organizzare in quel modo il gruppo anzi di organizzare l'intera educazione scolastica in forma di gruppo e in una struttura statica e con quattro mura, mica perché un Dio o la Natura hanno decretato così e non è affatto detto che quelle regole siano in assoluto necessarie e siano le migliori, non è affatto detto che non si possa insegnare un concetto analogo anzi perfino più collaborativo di libertà senza con questo costringerci a seguire regole che non sentiamo nostre o a farci sentire sbagliati o inadeguati se non le seguiamo, perché quelle regole sono frutto più o meno indiretto di scelte contestabilissime. Ovvio che il bambino raramente farà tutti questi ragionamenti, qualcuno in realtà arriva perfino a farli, ma il più delle volte sentirà semplicemente queste cose e reagirà in modo istintivo, chi "pensando sempre a giocare" (forse in una scuola più adatta a lui penserebbe anche a fare altro...), chi sviluppando sensi di colpa e di inadeguatezza che saranno sempre pronti a limitarlo anche in età adulta e su cui la società potrà poi far leva per indurlo alla più cieca fra le obbedienze, chi sviluppando paura e rabbia e diventando un potenziale pericolo per la società (attenzione, tranne in qualche caso, la società ha contribuito a creare questo potenziale criminale), chi cercando il modo di effettuare dei compromessi ossia andando bene a scuola senza allinearsi in tutto e per tutto a quanto viene detto, chi allineandosi completamente al sistema. Ecco, noi è così che siamo "educati" fin da bambini, il resto lo fa la nostra "bellissima" società.

    In tutto questo è certo una grande conquista riuscire ad essere in qualche modo noi stessi.

    Attenzione però a non illuderci: quante energie comunque impieghiamo ogni giorno per difenderci dai continui assalti che subiamo da una società impostata in modo assurdo? ci possiamo anche soltanto immaginare chi saremmo diventati se quelle nostre energie le avessimo potute impiegare dalla nascita per essere noi stessi fino in fondo?

    Io penso proprio di no, una persona che è sempre stata in qualche modo in catene non può sapere chi sarebbe se fosse nata libera, al massimo può intuirlo, sentirlo e lavorare in quella direzione.

    Ecco questo massimo è per lo più quanto vissuto da quelli che come me, magari a torto, si sentono se stessi, io mi sento me stesso certo, ma, a parte il fatto che sento che di possibili me stesso i quali si sentano tutti se stessi ne esistono numerosi per non dire infiniti, sono consapevole che quello che sono non è comunque il meglio di quanto in assoluto potrei essere e che ciò è dovuto anche a una società impostata secondo certi schemi ormai assunti come indiscutibili (e poi parliamo male del Medioevo, almeno in quell'epoca avevano messo Dio come garante di certi principi assunti come intoccabili, qui nemmeno noi sappiamo bene a cosa dovrebbero la loro intoccabilità).

    Dunque direi che questa conquista dell'essere noi stessi in un mondo per molti versi ostile è certo una grande conquista, diciamo che in qualche modo è quella che almeno per come la vivo io (sia chiaro che è la mia una prospettiva soggettiva e di parte) dà un qualche senso alle nostre vite, ma non è comunque la conquista più grande, dovrebbe essere il punto di partenza. Per molti di noi, me compreso, è purtroppo il punto di arrivo. Ovvio un arrivo che è sempre anche una partenza nel senso che prevede un migliorare noi stessi, ma sempre di arrivo è in quanto rinuncia in qualche modo in anticipo all'idea di cambiare il mondo, vuoi perché ci convinciamo dell'impossibilità dell'impresa; vuoi perché temiamo che nel tentativo di cambiare il mondo finiremmo per l'essere cambiati dal mondo, per disperdere noi stessi ed essere vittime delle dinamiche becere che caratterizzano attualmente la lotta per contare qualcosa nel mondo; vuoi perché la vita è una sola e desideriamo viverla amandola e condividendola con quanti più amiamo; vuoi perché riteniamo (per chi sia sorretto da una qualche forma di fede o di filosofia metafisica costruttiva) che questa sia soltanto una tappa di un percorso più ampio e che per ora sia sufficiente condurci così in attesa nelle prossime vite o nella prossima vita eterna di soluzioni migliori. Rimane il fatto che lo viviamo come un punto di arrivo e non di partenza: forse sarebbe una conquista maggiore riuscire a farne un punto di partenza in modo tale che le generazioni future possano crescere in un mondo in cui la domanda che ci hai rivolto tu non venga percepita come parte concreta e drammatica delle nostre vite, un mondo più giusto e libero in cui si possa essere se stessi in armonia con gli altri e con il Tutto, in cui la libertà propria venga concepita e vissuta non come limitantesi con quella altrui ma come collaborativa e creativa insieme con quella altrui, senza sentirsi costretti a lottare tutti i giorni contro schemi ostili, massificanti e assunti come indiscutibili anche solo per riuscire ad ascoltare se stessi: tutto ciò sarebbe possibile, ma ci siamo lasciati ormai convincere che non sarebbe possibile, dico la maggior parte di quanti fra noi hanno anche solo pensato a una società di questo tipo, molti ragionano a tal punto secondo gli schemi acquisiti da non arrivare nemmeno a concepire una società diversa da quella attuale.

    Ciao Serena :-)

  • 4 sett fa

    Io sono sempre stato me stesso e alla gente, almeno apparentemente, sono sempre piaciuto così come sono. Poi magari quando non ci sono mi parlano alle spalle o mi sfruttano solo perché quello che ho e non quello che sono. Ma detto in tutta sincerità, di quello che pensa la gente non me ne frega una beata minchi4 e continuo per la mia strada.

  • 4 sett fa

     Secondo me no, proprio perché viviamo in una società massificata. Se sei diverso dagli altri vieni emarginato e con molta probabilità escluso dagli altri.

  • 4 sett fa

    Se noi crediamo nel vangelo e lo mettiamo in pratica non solo rimaniamo noi stessi ma siamo quel che vogliamo: non come ci vuole il mondo per spremerci i soldi, ma come ci vuole il Signore: liberi dal male.

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  • Anonimo
    4 sett fa

    Personalmente credo di no. È dura trovare anche pochi con cui ci si capisca poi molti pretendono senza pensare, accusano anche.

    Concordo con l'anonimo sugli eremiti.

    Anche i più diversi e solitari, per la maggior parte, necessitano di una qualche compagnia ogni tanto. È la natura. Se non si ha la fortuna, forse, di essere eremiti veramente, ti trovi a dover stare in una società che ti fa star male. Si cerca di liberarsi un poco, di non farsi sopraffare ma non sempre si può.

    Se fossi più simile ai molti, penso starei meglio e li sopporterei di più.

  • 4 sett fa

    Io non riuscirei ad essere diversa da quella che sono...

    Anche e soprattutto perchè sarebbe troppo faticoso interpretare

    un ruolo che non mi appartiene...

    Certo, questo comporta un prezzo da pagare...ovvero

    l' isolamento.

    Ad un certo punto, ti ritrovi come chiuso in un ginepraio da cui è molto

    difficile uscire, perchè ormai la gente si è creata un' immagine di te

    che a loro risulta scomoda...

    ma solo perchè sa in partenza che non ti lasci sfruttare.

  • Anonimo
    4 sett fa

    Sempre ed esclusivamente solo me stesso,non mi faccio abbindolare da altri.

  • 4 sett fa

    Penso che la piu' grande conquista sia quella di conoscere noi stessi e poi di amarci per come siamo...se neanche ci conosciamo come sapere cosa e come stia cambiando? E' vero: siamo bombardati da messaggi che ci vogliono racchiudere in scatole/tipologie da usare...come consumatori votanti professionisti fruitori di arti varie...addirittura come amanti. 

    Ci vogliono distratti ed anonimi...per poter instillare quel che serve ( non a noi ).

    Credo che mantenere la propria identita' sia sempre stato complesso...ma le tecniche si stanno sublimando...cosi' anche la nostra attenzione deve essere sempre allertata in difesa dell' amore che proviamo per noi stessi.

  • 4 sett fa

    A mio parere.

    Il famosissimo "Me stesso" non esiste proprio. 

    Esistono caratteristiche basilari e propensioni basiche dalla nascita. 

    Quali : introverso - solare, meditativo - impulsivo, aggressivo - collaborativo, e simili. 

    Caratteristiche basilari, quasi da mondo animale. 

    Al di là di questo, tutto il resto è una continua evoluzione, non necessariamente in positivo. 

    Casomai è il contrario : siamo noi che modifichiamo il mondo in continuazione. 

    Di certo il mondo attuale non somiglia neppure vagamente al mondo del rinascimento o dell'epoca Romanica storica. 

    Quindi per me, tal aforisma, è molto scenografico e totalmente irrealistico e fasullo. 

    Non si dovrebbe badare eccessivamente agli aforismi, a mio parere. 

    Sono frasettine di neppure due righe che pretendono di spiegare il creato intero. 

    Molto belle comunque, artistiche, e poco o nulla di più di artistiche. 

  • Anonimo
    4 sett fa

    Sarebbe bello se fosse attuabile serenamente, ma dubito che una vita da eremiti possa essere considerata la più grande delle conquiste.

  • Saul
    Lv 7
    4 sett fa

    Applicata alla lettera! Già prima di conoscere Emerson. 

    Sono un Ribelle che non ha mai accettato le imposizioni del Mondo.

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