Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureMitologia e folclore · 2 mesi fa

raffigurazioni di re artù nel mondo?

sto facendo una ricerca su re artù come nella basilicaa di san nicola, cattedrale di otranto e al duomo di modena. mi servono altre raffigurazioni.

ne sapete GRAZIE

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RAFFIGURAZIONE SU CHIESE-CATTEDRALI ECC... 

4 risposte

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  • Anonimo
    2 mesi fa

    Nel castello di Tintagel, nel nord della Cornovaglia dove secondo la tradizione fu concepito il leggendario re britannico, è venuto alla luce un davanzale in ardesia del VII secolo con incise parole latine, greche e celtiche.

    La pietra incisa è il secondo esempio di scrittura altomedievale rinvenuto a in quel luogo. Il primo venne alla luce nel 1998: era un'incisione su un masso e riportava diverse parole, tra cui il nome Artognou, da qui il nome (improprio) "pietra di Artù". In molti allora pensarono fosse la prova che il re britannico aveva governato su quelle terre, ma gli archeologi oggi sono concordi nel negare l'associazione.

    La pietra di Artù è però ugualmente importante: dimostra infatti che dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente, nella Britannia post romana permaneva una certa alfabetizzazione. La scoperta di questi giorni ne è un'ulteriore conferma.

    Negli ambienti della sede espositiva, un palazzo storico della città, sono conservate e presentate in mostra opere di varie epoche che illustrano la vivacità di Alessandria e del suo territorio: ritratti dei personaggi e raffigurazioni dei momenti storici e culturali che l'hanno animata. Nella prima sala, "Le Stanze di Artù e l'immagine del Medioevo alessandrino", si possono ammirare gli affreschi parietali risalenti alla fine XIII secolo, una delle più remote - probabilmente la più antica oggi conservata - rappresentazione figurata della leggenda di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.

    (...) Si racconta che egli ancora viva sull’Etna, poiché quel regno gli era predestinato. SI narra che galoppi in sella al cavallo dal bianco pelo di seta e che cavalchi di giorno lungo le distese deserte del vulcano con il suo rosso mantello svolazzante nel vento e la spada fiammeggiante delle fiamme del vulcano.

    Ogni tanto egli lascia l’isola per portare le arance dorate di Catania ai bambini della sua terra e quelli sono i momenti in cui il vulcano si agita per l’assenza del re, eruttando senza pietà la lava dal fondo della terra nel fragore dei tuoni e facendo tremare la terra provocando lo spavento degli uomini.

    Solo al suo ritorno il vulcano si placa, quando il Re pianta sul magma bollente la sua spada placando la terra e il suo ribollire.

    (...) Meritevole di una visita è sicuramente il Museo Storico Archeologico, situato all’interno dell’ex convento delle Suore Canossiane. La Galleria è ricca di reperti risalenti all’età del bronzo, ed ospita il più importante documento in osco-sannita di pietra, il “Cippus Abellanus”. Se da Nola vi spostate a Cimitile, sulle tracce di Re Artù, resterete sicuramente incantati dalla bellezza e maestosità un po’ decadente delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile. Il complesso, che sorge sui resti di una importante necropoli romana, si compone di sette edifici arricchiti di preziosi affreschi e mosaici ed è considerato, a ragione, uno dei più fulgidi esempi d’arte paleocristiana in Europa.

    (...) Non molti invece sanno che proprio in Italia, e precisamente a Montesiepi, in provincia di Siena, esiste realmente una spada di epoca medioevale conficcata in una roccia, impossibile da estrarre. La spada toscana ha però il significato opposto rispetto a Excalibur: la prima simboleggia la rinuncia a una vita da nobile cavaliere, mentre la seconda è il mezzo con il quale Artù dimostra il suo diritto a essere re della Gran Bretagna.

    La spada italiana si trova nella Rotonda di Montesiepi, una cappella costruita nel luogo dove si ritirò in eremitaggio Galgano Guidotti, un cavaliere medioevale del XII secolo, appartenente a una famiglia della piccola nobiltà locale, che abbandonò una vita dissoluta e violenta dopo aver avuto due visioni dell’Arcangelo Michele.

    (...) Un’importante testimonianza del ciclo di Artù in Italia è dovuta a Dante Alighieri, che, in due brani dell’Inferno, fa riferimento a re Artù e a Ginevra. Nel canto XXXII, egli parla di Mordret (Medrawt), il figlio traditore di Artù, colpito a morte da un colpo di lancia del sovrano durante l’ultima battaglia: non quelli cui fu rotto il petto e l’ombra / con esso un colpo per man d’Artù. Volendo significare che la luce del sole passò attraverso il foro della ferita.

    (...) Tornando verso nord, un’altra leggenda, proveniente da Genova, è legata alle leggende graaliane. Nel tesoro della chiesa di San Lorenzo, nel capoluogo ligure, è infatti conservato il Sacro Catino, uno dei numerosi Graal segnalati in Europa.

    (...) Dalla Bretagna a Castel Roncolo il cammino percorso dalle leggende su re Artù e i cavalieri della sua Tavola Rotonda era veramente lungo. Tra gli oggetti più significativi dati in prestito dal Castello del Buonconsiglio i visitatori di Castel Roncolo potranno vedere la lamina d’oro sbalzata di epoca longobarda, un frammento di cotta maglia di ferro, speroni e morsi da cavallo, un umbone di scudo, fibule, oltre alla spada di bronzo risalente all’età del bronzo, rinvenuta nel torrente Noce. La spada è legata a una storia affascinante, quando fiumi, laghi, paludi e torbiere erano scenari privilegiati di un fenomeno di portata europea: quello della deposizione intenzionale di manufatti, in genere singoli oggetti in metallo, armi – soprattutto spade ed eccezionalmente anche elmi o spilloni.

  • Nick
    Lv 7
    2 mesi fa

    Su quella di Modena c era una teoria di Dario Fo, prova a cercarla, era su un libro sul Duomo pubblicato a nome suo...

  • 2 mesi fa

    Re Artù, Camelot, mago Merlino, Lancillotto, Ginevra , Graal  e compagnia non sono mai esistiti.Tutto il mito è nato da un  equivoco linguistico.

  • Anonimo
    2 mesi fa

    Tua sorella è figа? Me la fai scopаre?

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