Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneUniversità · 1 mese fa

Perché molta gente che alle medie e alle superiori aveva voti bassi all'università si laurea con 110 e lode?

Non ci sarà qualcosa che non quadra? Sembra strano che uno studente che alle superiori prendeva 7 all'università improvvisamente diventa più intelligente e si laurea con la lode, ma proprio tutti gli studenti mediocri o quelli che avevano sufficienze prese con la grazia e con qualche aiuto, proprio quesi studenti si laureano e poi trovano subito lavoro. Come mai? Sarà che c'è di mezzo l'aiuto dei genitori anche in un ambiente come quello universitario?

16 risposte

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  • Anonimo
    4 sett fa

    Boh io ti dico la mia esperienza. Ho studiato al classico ma sono stata obbligata, nel senso che non era la scuola che avrei voluto per me. Al liceo, anno dopo anno, è stato un disastro, bocciata una volta per le assenze e gli scarsi voti, ho rischiato pure l'ultimo anno ma..salva (x fortuna)

    Finita la scuola, ho trascorso un anno lavorando, sapevo che avrei fatto l'uni ma non subito. Poi ho iniziato, stavolta iscrivendomi all'indirizzo da me scelto e le cose sono andate da subito in modo diverso. L'uni che avevo scelto MI PIACEVA e a parte alcuni esami strònzì, ho studiato sempre volentieri (cosa che non facevo mai, durante le superiori). Ricordo un altro paio di ragazze che andavano molto bene. Al liceo invece avevano sempre fatto (parole loro ) il minimo indispensabile.

    Riconosco una scarsa disciplina e volontà da adolescente, ma il fatto che,alle superiori,di tutte le materie me ne piacesse solo una (e avevo solo due ore a settimana) di certo ha contribuito.

  • Anonimo
    1 mese fa

    All'università per avere una media alta c'è un sistema che al liceo non si può mettere in atto: rifiutare eventuali voti scarsi e ripetere l'esame fino a che non si ottiene un voto alto. Si arriverà così alla laurea con una media alta. Per il giudizio finale conta infine moltissimo come ci si presenta, l'essere brillanti, decisi ma allo stesso tempo umili perché non si deve dimenticare che la commissione che si ha di fronte è composta da esperti con i quali, al di fuori della presentazione della propria tesi che ben si conosce, non si reggerebbe un confronto accademico per più di 30 secondi. 

  • Anonimo
    3 sett fa

    Sai che ci ho pensato?

    Perché è quel che è accaduto a quattro o cinque dei miei ex compagni di classe: al liceo non facevano nulla, era grazia divina se arrivavano al sette, scopiazzando o ricevendo suggerimenti e poi, boom, la rivoluzione! 

    Uno, in particolare, bighellonava sempre. 

    Ora si ritrova con una laurea triennale da 110 e lode, una magistrale e perfino un master. 

    Ah, in aggiunta si è trasferito a Torino e lavora per Amazon come Health and Safety Coordinator. 

    Però c'è da dire che la sua famiglia aveva una boutique d'alta moda molto conosciuta nella mia città e quindi, fin da quando era piccolo, i soldi non gli mancavano di certo. 

  • I motivi possono essere svariati:

    - all'università non si viene controllati costantemente e questo è uno stimolo all'autoresponsabilizzazione. Ciò spinge a organizzarsi autonomamente lo studio secondo un proprio metodo al fine di raggiungere un obiettivo, senza avere la spada di Damocle pendente costantemente sul collo e dunque subendo meno stress e ansia da prestazione.

    - all'università si sceglie un indirizzo di studi e in linea di massima si studiano cose alle quali si è interessati.

    - all'università si possono rifiutare i voti (questo è molto relativo, comunque, nel senso che alcuni docenti tendono a confermare le valutazioni precedenti; poi tutto dipende dal numero degli appelli, che variano dai 3 ai 10 e oltre a seconda dell'ateneo).

    - a scuola essendoci la frequenza obbligatoria (esistono anche i privatisti, che però sono trattati malissimo dalle commissioni) si è in contatto quotidiano con le stesse persone chiamate a valutarti. Siccome sono esseri umani, per quanto vogliano essere imparziali (e comunque sono pochi i docenti che si sforzano di esserlo) si fanno condizionare da una serie indefinita di elementi che niente hanno a che fare con la preparazione dell'alunno. Quando io frequentavo il liceo, mezza classe copiava da me e per ciò che producevo io un mio compagno prendeva 7-8 (sto parlando di molti anni fa, quando la scala non veniva per prassi usata per intero e dunque l'8 corrispondeva in sostanza al 10 di adesso) e io a stento arrivavo alla sufficienza, perché per le mie manie di perfezionismo stavo sui ******** a tutti i docenti. All'università lo stesso comportamento è stato generalmente apprezzato: ci sono docenti ai quali ho contestato affermazioni in sede d'esame, affermando (non con atteggiamento di sfida ma con garbo e cortesia) che ciò che loro stavano asserendo era inesatto e avevo ragione io, i quali anziché mandarmi a quel paese per la figuraccia che stavo facendo loro fare nell'aula mi hanno fatto i complimenti per la preparazione e la determinazione e mi hanno messo 30 e lode. Oggi rimpiango di avere smussato troppo gli spigoli del mio carattere e di non essere più in grado, pertanto, di ostentare cotale faccia tosta.

    - ci sono studi che dimostrano che i docenti della scuola tendono inconsapevolmente a eseguire valutazioni comparative. Individuano uno studente come il migliore della classe e altri studenti come non bravi (spesso sulla base di bias derivanti dalla raccolta di informazioni sui rispettivi contesti socio-familiari). Questi pregiudizi si rifletteranno poi nelle valutazioni, che oscilleranno sempre tra due estremi in una ideale classifica. Da studente io ho subìto sulla mia pelle sia il pregiudizio positivo sia quello negativo e infatti nella stessa materia, studiando allo stesso modo e rendendo allo stesso modo, con il docente di cattedra a stento raggiungevo la sufficienza (talvolta mi dava anche meno), mentre una supplente che arrivò a sostituirlo quando lui si ammalò mi elesse come il più bravo e mi dava sempre 9 praticamente sulla fiducia, valutando i miei compagni (anche se non se ne accorgeva) non in base alle loro prestazioni ma in base a quanto si avvicinavano alle mie.

    - last but not least, all'università si è più maturi. Questo non implica che si sia maturi in senso assoluto, ma sicuramente lo si è di più rispetto a qualche anno prima, con tutto quello che ne consegue in termini di sicurezza di sé.

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  • Anonimo
    4 sett fa

    Perché ci sono corsi di laurea in cui i 110 e lode sono la normalità, corsi inutili inventati solo per dare un pezzo di carta a tutti.

    A tal proposito, un mio amico si è laureato con 110 e lode, davvero bravo, poi chiedo dei compagni di corso e scopro che tutti avevano preso la lode, allora 2 sono le cose: era un corso di geni oppure regalavano la lode a tutti.

    Negli altri casi è abbastanza raro vedere studenti che zoppicavano alle superiori e si laureano con il massimo dei voti, anzi, generalmente questa gente si ritira dopo aver perso qualche anno o passa alle facoltà di cui parlavo prima.

    La stessa cosa succede anche alle superiori, non tutti i voti sono uguali, ci sono istituti dove i bei voti li devi sudari, in altri te li regalano.

  • 1 mese fa

    Semplicemente si cresce. Io al liceo avevo una media bassa e facevo davvero schifo.

    All'università tutto cambiò perché crebbi: ero più maturo io come era più maturo lo studio. Non mi toccò mai di rifiutare un voto. O meglio: nella triennale come nella magistrale i miei voti oscillavano tra il 28 e il 30 e lode. Nella triennale dovetti accontentarmi di un 20 perché il docente di economia, viscido come non so cosa, non distingueva tra frequentanti e non frequentanti (e io non avevo seguito): di conseguenza non potevo rispondere ai quesiti relativi a seminari e cose dette in classe. 

    Nella magistrale mi accontentai di un 22 per un esame di storia dell'arte: prima di me fu interrogata gente che avrebbe meritato le lodi e che invece dovette andare via con un 18. Litigai pure con quella donna. 

    L'aiuto dei genitori in ambiente universitario: fa ridere. Anche se fa più ridere quando vedo studenti e studentesse che si presentano agli appelli d'esame con la mamma o il papà quando devono sostenere un esame. 

  • Blu.
    Lv 7
    1 mese fa

    Ma che c'entra!!

    A scuola devi per forza studiare tante materie e sicuramente ce ne sono alcune  che non ti piacciono e magari non capisci

    All'università studi una facoltà scelta da te e la maggior parte degli esami sono di materie per le quali sei portato

  • 3 sett fa

    Ho fatto un ragionamento simile in questa domanda:

    LINK: https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20...

    Nelle scuole dell'obbligo ero molto bravo (poi anch'io prendevo delle insufficienze ma erano casi isolati), adesso, nel periodo di università, mi sento semplicemente discreto!

    Sarà che ho scelto una facoltà non consona alla mia vocazione personale, che non avevo altre scelte quando mi ero iscritto, il fatto che non abbia autostima, fatto sta che sono un po' a disagio.

    Certi miei compagni di liceo non avevano proprio voglia di fare, erano cazzari. Adesso non so che vita facciano. Se si laureano con 110 e lode magari avranno scelto la facoltà che volevano fare (e ai tempi non studiavano perchè non avevano larghe vedute sul loro futuro).

    Bisogna vedere come applicano le loro conoscenze universitarie nel mondo del lavoro.

  • 3 sett fa

    Io mi baso sulla mia esperienza, dunque posso dirti che al liceo sei in una classe nella quale hai un reale rapporto coi prof, bello o brutto che sia, di conseguenza questi stessi tendono a fare molte differenziazioni tra alunni e alunni, le cosiddette 'preferenze', per intenderci. Nella mia classe, ad esempio, la professoressa di biologia e chimica metteva dei nove a gente a cui faceva solo una domanda e che a questa data domanda manco sapeva rispondere. A me che però le esponevo tutto il programma alla perfezione, mi metteva a stento un sei meno per poi rinfacciarmi che mi stava 'aiutando'. I prof del liceo inoltre si basano anche sulla carriera pregressa dello studente, nel senso che se al primo anno non studiavi abbastanza, allora se ti impegni al secondo, al terzo e al quinto sarai comunque considerato come uno che non studia. All'Università ai prof non frega molto di te, te li tieni per sei mesi, ti fai l'esame e poi non li vedi più. 

  • Anonimo
    4 sett fa

    L'università viaggia un po' a sé perché in primis uno può cambiare totalmente le materie viste alle superiori. 

    Ergo, le materie che andrà a trovare potrebbero interessargli di più; potrebbe riscoprire prerogative nuove. E di conseguenza può ottenere risultati migliori, perfino ottimali.Quanti ne ho conosciuti di studenti da "7 rosicato" alle superiori che all'università hanno avuto medie da 28-30. POI, attenzione, non fidarti mai dello studente universitario medio. E' tendenzialmente un po' -come si dice dalle mie parti- sborone per la maggiore. E spesso è un po' falso.Per il discorso del lavoro potrebbe esserci già più lo zampino dei genitori.Anche qui, quanti ne ho conosciuti (anche senza laurea) che sono finiti a ricoprire ruoli totalmente in contrasto con il loro pregresso scolastico...solo perché i genitori sono persone influenti ed hanno "le conoscenze giuste". Ma questo ultimo discorso, ahimé, è un evergreen qui, nel fantastico bel paese.

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