Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureMitologia e folclore · 4 mesi fa

Qual è il significato dell'agrifoglio nelle leggende?

2 risposte

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  • 4 mesi fa
    Risposta preferita

    L'agrifoglio, detto anche "alloro spinoso", è una pianta che rappresenta pace, protezione (non a caso l'acqua dell'agrifoglio, infuso o distillato, veniva spruzzata sui neonati) e buon augurio.

    Nel linguaggio dei fiori simboleggia eternità e aggressività, nonché previdenza.

    I suoi primi utilizzi risalgono in Irlanda dove anche le famiglie più povere potevano permetterselo per decorare le loro abitazioni.

    Non si può parlare del Natale in Irlanda senza citare la processione dei Wren Boys, che si tiene ancora oggi in alcune zone, per esempio la Penisola di Dingle, nel giorno di Santo Stefano, conosciuto anche col nome gaelico La An Droilin, "il giorno dello scricciolo".

    Lo scricciolo è uno degli uccelli più piccoli, ma emette suoni molto poderosi, per questo spesso viene chiamato “il re degli uccelli”.

    Bambini e bambine indossano vestiti stracciati e si coprono o dipingono i visi e vanno di casa in casa intonando una rima, spesso accompagnata dal suono di violini, armoniche e corni, che solitamente fa così:

    'The wren, the wren the king of all birds,

    St Steven's day he was caught in the furze,

    up with the kettle and down with the pan.

    Give us some money to bury the wren.'

    Questa tradizione risale a un tempo molto antico, in cui veniva ucciso appunto uno scricciolo, il corpicino appeso a un ramo di agrifoglio e portato in giro.

    Oggi non si permette più l’uccisione dell’uccellino e, al suo posto, si mette un’effige appesa al ramo di agrifoglio, continuando la visita di porta a porta da parte dei ragazzini.

    Di solito a questi vengono offerte birra e pudding e i più giovani di ogni casa visitata si uniscono alla combriccola, finché non si dà vita a un gruppo numeroso del vicinato che passa di porta in porta a chiedere un’offerta.

    Nel tempo i cristiani iniziarono a utilizzare anch'essi questa pianta durante il periodo natalizio.

    La struttura della foglia, infatti, ricorda la corona di spine di Gesù Cristo; i frutti rossi il suo sangue (si credeva, in origine, le bianche fossero bianche, ma che si erano tinte del colore di Gesù per rammentare il peccato dell’umanità) e i boccioli bianchi la purezza della Madonna.

    Inoltre Medioevo molte Madonne romaniche furono rinvenute proprio su cespugli di agrifoglio, tra queste, una delle più importanti Notre-Dame d’Arfeuilles o des Houx (Nostra Signora dell’Agrifoglio) nella regione dell’Alvernia. Nella tradizione questa Madonna Nera era venerata perché risvegliava i neonati e curava dalla cecità e dalla paralisi.

    Sebbene a Natale si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo, l’agrifoglio porta con sé l’ineluttabile destino della fine di Gesù, ma simboleggia anche la vita eterna che ci attende dopo – secondo il cristianesimo – con il colore sempreverde delle foglie.

    Con queste proprietà, l’agrifoglio iniziò a spopolare durante il Natale dal 1500 circa, in Inghilterra e successivamente in America, non solo per i suoi significati ma specialmente per il suo nome: infatti c’è un’assonanza in holly tree, ovvero il nome dell’agrifoglio in inglese, e holy tree, cioè “albero santo”.

    Solo dopo il 1800 iniziò a essere sostituito dall’abete come albero di Natale, poiché prima era una pianta decorativa che potevano permettersi tutte le famiglie dal Solstizio fino all’Epifania.

    Gli antichi romani avevano l’abitudine di piantare l’agrifoglio vicino alle proprie case, per difendersi dai tuoni e dalle maledizioni, ma anche dai folletti che, secondo la tradizione, amavano architettato scherzi nei mesi freddi.

    La pianta era associata al dio romano Saturno, al quale veniva offerta una festa in suo onore alla fine di dicembre per celebrare il nuovo anno.

    In Asia, l’Ilex chinensis o l’agrifoglio Kashi, era usato per il Capodanno Cinese come decorazione.

    Nel mondo antico veniva messa in prossimità dei camini, considerati la via di entrata delle anime defunte, in segno di onore. I rami della pianta venivano poi usati per spazzare le cappe incenerite, permettendo così il passaggio degli antenati. 

    Vi è poi un mito, quello della Quercia e dell'Agrifoglio, tirato in ballo costantemente da Robert Graves nelle sue opere.

    Egli estremizza la teoria dei re sacri di Frazer, teorizzando che decine di popolazioni, distribuite in una vastissima area geografica che ricopre più o meno tutta l'Europa e il Medio Oriente, celebrassero due volte l'anno un sacrificio umano, ovvero il sacrificio rituale di due divinità incarnate in esseri umani.

    L'uno regnante per metà anno e poi detronizzato, ucciso e sostituito dall'altro, che sarebbe stato a sua volta ucciso, sei mesi dopo, da un successore.

    La lotta tra i due aveva come premio l'amore della ninfa, la regina-sacerdotessa, il che conferiva il diritto al trono come "consorte".I miti legati ai due re, il re della Quercia e il re dell'Agrifoglio; il re dell'anno crescente e il re dell'anno calante, si ritrovano in molte culture, anche fuori dell'area celtica.

    Un esempio su tutti è il mito di Osiride, ucciso da Seth e vendicato da Horo, suo figlio.

    In questo caso, vi è un'alternanza tra una divinità luminosa, una oscura e un'altra luminosa.

    Un altro esempio è dato dalla leggenda di Artù, ucciso dal proprio figlio Mordred.

    A ogni modo, nel calendario delle festività pagane l'8 luglio è il giorno dell'agrifoglio, giorno sacro al Dio della Guerra, mentre l'origine affonda le sue radici in una leggenda dei Paesi nordici. 

    Si narra che, quando Baldur morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio. Allora suo Padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte, trasformandola in sempreverde e riempendola di bacche rosse, in ricordo del sangue versato dal figlio.

    Inoltre era la pianta più importante per i sacerdoti e le sacerdotessa nordiche, poiché simbolo della sacra madre Holler o Hel, dea dell’Oltretomba.

    In inglese, agrifoglio si dice holly.

    La bacchetta di agrifoglio era considerata come una delle più potenti, detta Holly Wood, che può anche voler dire “bosco di agrifogli”.

    Era considerata la pianta protettiva per eccellenza, capace di difendere e proteggere dai fulmini, dai veleni, dagli stregoni malvagi. Plinio il Vecchio, nel primo secolo a.C., consigliava di piantarlo vicino alla porta di casa, per proteggerla dai demoni. Diceva pure che i suoi fiori congelassero l'acqua.

    In medicina le bacche venivano utilizzate come purgante e lassativo; le foglie in modo vario contro dolori reumatici, febbri, tossi e bronchiti, ma non è mai stato provato che avesse effettivamente tali qualità. Specialmente per le bacche, che sono velenose. 

    Più interessanti e svariati sono, invece, gli usi come pianta magica.

    Per esempio, gli alberi di agrifoglio erano mantenuti spesso come siepi in Inghilterra per prevenire che le streghe corressero sopra le siepi che delimitavano le fattorie. Avendo le foglie che pungono, le streghe non sarebbero potute entrare. 

    Se invece si lanciava l'agrifoglio contro una bestia feroce, aveva la facoltà di ammansirla. Credenza forse derivata dal fatto che il legno di agrifoglio è così duro da fare veramente male.

    Anche i druidi ascrivevano al vischio e all'agrifoglio proprietà particolari. Quest'ultimo sempreverde veniva venerato, in quanto considerato segno del ritorno del sole. Le sue bacche erano viste come piccole eco del grande astro di cui si attendeva trepidanti il ritorno. Per questo, qualche giorno prima del Solstizio, si usava regalare dei rametti di agrifoglio alle persone amate: essi rappresentano la sopravvivenza oltre la morte apparente e avrebbero portato una piccola luce nel buio e un po' di calore nel gelo che proviene dai regni della natura sottili. 

    Era usato anche quando si doveva eleggere un nuovo capo druido: una corona di agrifoglio era spesso posta sulla testa della persona scelta in segno di buon auspicio.

    Al contrario, tagliare l'agrifoglio portava sventura, tanto che durante il Medioevo venne considerata la pianta di Satana, probabilmente per dissacrarla, in quanto cara ai pagani, al punto tale che un editto della Chiesa di Bracara in Scozia, proibiva ai cristiani di decorare le loro case a Natale coi rami verdi e in concomitanza alle feste pagane.

    Ma la risposta, nello stesso periodo, da parte degli inglesi fu piuttosto significativa, tant'è che un canto anglosassone recita: "Se inveite contro l'Agrifoglio Sacro, la sfortuna ricadrà su di voi funesta."

    Sempre tra i celti, con il legno di agrifoglio si costruivano le lance, gli scudi dei guerrieri e i timoni dei loro agili carri da guerra (Brehon Laws). Appaiono chiaramente le funzioni di attacco alle forze ostili e, al contempo, difesa da esse, esercitate dalla pianta e probabilmente resi ancor più potenti ed efficaci dai suoi influssi sottili.

    Anche nelle saghe irlandesi, troviamo un interessante riferimento ne “Il festino di Bricriu”, durante il quale l’eroe Cù Chulainn combatte contro il gigante Uath Mac Imomam, che possiede appunto una clava di agrifoglio.

    L’episodio ispirerà vari secoli dopo, il racconto di “Sir Galvano e il Cavaliere Verde”, poema epico del XIV secolo.

    Anche nel Ciclo Feniano scopriamo un riferimento alla sacralità di questa pianta: le tre figlie di Conaran, dei Tùatha Dé Danaan (stirpe divina d’Irlanda da cui traggono origine fate, ninfe e folletti) che, come le Parche greche tessono i destini dell’umanità, posseggono fusi fatti col legno di agrifoglio.

    Un antico rito magico consisteva nel raccogliere, dopo la mezzanotte di un venerdì, nove foglie di agrifoglio nel più completo silenzio, scegliendo una pianta non troppo spinosa. Si dovevano poi avvolgere le foglie in un panno bianco e annodare per nove volte le due estremità del panno.

    Infine, si riponeva questo sacchetto sotto al cuscino e quello che si era pensato o desiderato si sarebbe avverato.

    Fonte/i: "Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante" di Alfredo Cattabiani; - "Magia delle Erbe. Storia e antichi riti: guida pratica per la strega moderna" di T. F. Thiselton Dyer; - "Storie e leggende degli alberi" di Jacques Brosse; - "Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Trieste e della Venezia Giulia" di Renato Zanolli; - "Madonne nere. Il mistero di un culto" di Petra van Cronenburg; - "Folklore in Valentina" di Ansano Fabbi; - "L' eredità degli antenati. Il lascito ancestrale di Italici, Romani e Longobardi nel folklore di Salerno tra religiosità popolare e sopravvivenze pagane" di Francesco Maria Morese.
  • 4 mesi fa

    Si dice fosse usato per stringere patti col diavolo. In molti racconti mitologici inglesi e scozzesi esiste la figura del re dell'agrifoglio.

    Le sue spine allontanano i fattori negativi.

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