Anonimo
Anonimo ha chiesto in Relazioni e famigliaRelazioni e Famiglia- Altro · 2 mesi fa

Ciao a tutti: una domanda. È da circa 2/3 mesi che mi ritrovo a piangere senza motivo, penso continuamente alla vita?

E non riesco a pensare a nulla di buono se penso al futuro. Ho 13 anni quindi penso che sia una fase "normale" quella che sto passando, anche se quando mi vengono queste "crisi" sto davvero male. 

Ho deciso di non parlare con mia mamma per paura che questa cosa venisse come "ridicolizzata" (i miei sono separati quindi non lo direi comunque nemmeno a mio padre) Se sapete darmi dei consigli grazie in anticipo. (Per favore non prese in giro).

4 risposte

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  • 2 mesi fa
    Risposta preferita

    Se hai bisogno di parlare con qualcuno, scrivimi qui dvsimone@yahoo.com

    Se non ne vuoi parlare per forza con tua mamma, non ce n'è bisogno...

    Ti do un consiglio; non pensare al futuro. Ti dirò; quasi tutti pensano al futuro, e sbagliano. Pensa al presente...

    Pensa a quello che puoi fare ora e quello che succede ora. Non pensare agli anni di scuola che ti mancano. Non pensare a che lavoro dovrai fare.

    Non aver paura di essere ridicolizzata dagli altri. Ci saranno tantissime persone a farlo, e tu devi soltanto ignorare queste cose.

    Non è una fase 'normale', è invece piuttosto una fase 'normale' in questo mondo 'anormale'...

    Se vuoi scrivermi sono qui.

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  • 2 mesi fa

    Problemi della crescita.

    Probabile problema ai neurotrasmettitori cerebrali.

    Difficile da stabilire in due minuti.

    Tocca rivolgersi ad un medico bravo.

    Di questi tempi sara' difficile che ti diano retta, magari fra un anno saremo messi meglio o ti sara' passato crescendo.

  • Anonimo
    2 mesi fa

    Comprati un croccante al cioccolato, sgranocchialo e sarai felice.

  • Link
    Lv 5
    2 mesi fa

    È abbastanza tipico dell'età e delle persone particolari. Fai bene a non parlarne, oggi si interpreta tutto come malattia mentale, come la vivacità dei bambini che molti genitori non sopportano con la conseguenza che li portano da uno specialista che a loro volta li etichettano come ADHD e gli danno gli psicofarmaci. 

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