Lord Brummel ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 2 mesi fa

La poesia studiata a scuola che rammentate ancora con piacere... ?

Aggiornamento:

Grazie a tutti, Sally e Ilss, due risposte complete, buona serata 

Aggiornamento 2:

Floriana risposta poetica 

11 risposte

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  • ?
    Lv 7
    2 mesi fa
    Risposta preferita

    sono troppe le poesie studiate in tanti anni, una migliore dell'altra nell'arco molto lungo di anni e secoli, non ne ho soltanto una, ma quelle di Leopardi forse sono quelle che restano piu' nella mente avendo parlato , commentato e studiato questo autore a lungo, che il verso ''sempre caro mi fu quest'ermo colle.....ecc...viene spesso in mente, ma anche quelle di Carducci, ce ne sono molte dal Dante e Petrarca fino ai primi del Novecento poi siamo andati sempre piu'  giu', Carducci, Foscolo, Quasimodo, la Merini...insomma ce ne sono veramente molte da ricordare

  • Carlo
    Lv 5
    2 mesi fa

    La più triste..alla sera

    .inizia forse perche della fatal quiete tu sei l imago a me si cara vieni o sera..tradotto ..forse perche della morte tu sei l immagine a me si cara vieni sera

  • 2 mesi fa

    La prima che mi appare alla mente " La pioggia nel Pineto"

    anche " Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" che e' piu' che poesia e' un ameno pastiche filosofico

  • 2 mesi fa

    Il passero solitario.......

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  • 1 mese fa

    Tutte splendide, ognuna ha un universo di infinito splendore che travolge e rapisce l'anima di chi ascolta e si immerge impetuosamente nell'oceano di emozioni vibranti di immensità lucente...

  • 2 mesi fa

    "Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro..." ancora la ricordo, mio malgrado (ricordo solo le prime strofe, a dire la verità).

    Mi è piaciuta molto "Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie", di Ungaretti credo.

    Fonte/i: Scuola pubblica italiana
  • 2 mesi fa

    “Soldati" di Giuseppe Ungaretti

  • Anonimo
    2 mesi fa

                                                  

  • 2 mesi fa

    Né più mai toccherò le sacre sponde

    Ove il mio corpo fanciulletto giacque,

    Zacinto mia, che te specchi nell’onde

    Del greco mar, da cui vergine nacque

    Venere, e fea quelle isole feconde

    Col suo primo sorriso, onde non tacque

    Le tue limpide nubi e le tue fronde

    L’inclito verso di colui che l’acque

    Cantò fatali, ed il diverso esiglio

    Per cui bello di fama e di sventura

    Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,

    O materna mia terra; a noi prescrisse

    Il fato illacrimata sepoltura.

    A Zacinto, di Ugo Foscolo, mi ha sempre affascinata e per questo non l'ho mai dimenticata. Il tema del sonetto è la condizione di esule e di precarietà del poeta; è il sentimento nostalgico verso l'amata piccola isola del mar Ionio, dov'era nato. Il tema centrale della poesia è, soprattutto, l'amore per la patria, sentita ormai come lontana ed irraggiungibile e la triplice negazione iniziale esprime per l'appunto la convinzione del poeta di non poter far più ritorno nella sua patria. Il Foscolo, ripensando alla sua fanciullezza, ricorda le bellezze del clima e della vegetazione dell'isola, che fu creata dalla Dea Venere con il suo primo sorriso; la stessa dea era nata dalle acque del mar greco e il sublime poema di Omero non poté tacere il limpido cielo e la vegetazione di Zacinto e narrò le acque fatali e il diverso esilio di Ulisse il quale, ricco di fama e di sventura, riuscì a ritornare ad Itaca. Tu, o materna mia terra, conclude Foscolo, non avrai che questa poesia da tuo figlio, perché il Fato ha prescritto a noi (esuli) una tomba senza pianto, lontana dai familiari e dalla terra natia. Capolavoro, secondo la mia modesta opinione.

  • 2 mesi fa

    Mi piace molto Ungaretti, mentre ricordo con astio i futuristi, per non parlare di romantici e barocchi

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