Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 2 mesi fa

ansia sociale?

So che quest'anno è stato brutto per tutti ma per me particolarmente...

Appena hanno annunciato la chiusura di tutto a marzo ero entusiasta e poi mi sono abituata troppo a quell'ambiente di casa, e questo mi ha portato ad avere quest'ansia.

Ho iniziato ad andare da una psicologa, che mi diagnosticò questa mia ansia, ho iniziato quasi ad aver paura a relazionarmi con le persone. Io sono sempre stata abbastanza aperta con gli altri, non avevo troppa difficolta a relazionarmi con questi ultimi, ma dopo il lockdown che per voi è durato 2 mesi, il mio continua.

La cosa più brutta è vedere mia madre dispiaciuta per me, è vero si che l'esser sola mi ha distrutto, ma ormai non so che fare.

Ho perso l'interesse nel relazionarmi con gli altri, nonostante mi dispiaccia stare sola.

Qualche buon samaritano che mi faccia sentire meglio?  O qualcuno che ci sia già passato e che mi aiuti anche solo con un messaggio a rasserenarmi?

Aggiornamento:

Grazie Giovanni, ho letto il tuo messaggio e sappi che mi ha fatto sentire meglio. Le nostre storie si somigliano davvero, e (anche se un po' brutto da dire) mi fa sentire meglio il fatto di non essere la sola nella mia stessa identica situazione.

Spero che tu possa star meglio e grazie davvero per la tua risposta<3

3 risposte

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  • 2 mesi fa
    Risposta preferita

    Ciao Anonima,

    non so quanto tu possa credermi, ma la mia storia è, per alcuni versi, simile alla tua. All'inizio il lockdown era una specie di vacanza, stavo a casa a non fare niente, figo. Poi sono riprese le lezioni universitarie e il mondo intero si è mosso per tornare ad una qualche normalità. Io no. Sono rimasto fermo: ho smesso di seguire le lezioni molto presto, ho smesso di contattare i miei amici (nemmeno i messaggi), ho fermato le poche attività esterne a quelle casalinghe. Tutto. Mi sono auto-isolato dal mondo. E non avevo la scusa del Covid. Sano come un pesce, ma auto-escluso dalla vita. Non toccavo nemmeno il cellulare per giorni per non dover leggere i messaggi degli amici perché anche il rispondere mi metteva agitazione.

    Ansia.

    Poi sono arrivato ad un punto in cui la mia inerzia era diventata insopportabile. L'unica cosa che mi impediva di impazzire erano piccole attività che seguivo in maniera ossessiva: scacchi, nodi, Toki Pona (una lingua) tutte cose che impegnavano la mia mente abbastanza a lungo e con abbastanza fatica da impedire di dovermi accorgere del mondo all'esterno.

    Ma, come ho detto, ho raggiunto un punto in cui... in cui ho chiesto aiuto, un po' come l'hai chiesto tu (immagino), e ho iniziato ad andare dallo psicologo.

    Beh, per me è stato come aprire un vaso di pandora: una miriade di cose che per anni ho tenuto per me tutto ad un tratto liberate da me e affrontate con qualcuno che non sia io. Da qui in poi le nostre storie saranno sicuramente diverse perché diversi sono i motivi che ci hanno portato dallo psicoterapeuta, sebbene il malessere è forse simile (non pretendo di dire che sia stata uguale, dico solo che con molta fantasia vedo somiglianze: "So che quest'anno è stato brutto per tutti ma per me particolarmente..." è un pensiero che anch'io ho fatto =)

    Ora, cerchi un buon samaritano o qualcuno che ci sia già passato: non ci sono passato (ci sono dentro fino al collo) e credo che tu non abbia bisogno del "samaritano". No. Però so cosa chiedi: chiedi speranza. Non so se ciò che chiedi corrisponde a ciò di cui hai bisogno. Però chiedi speranza.

    Stai soffrendo perché sei sola. Stai soffrendo vedendo tua madre che si preoccupa per te (so cosa significa anche questo). Stai soffrendo anche di più per il fatto che non senti nessuna spinta a risollevarti pur sapendo che ti dispiace (intendi che stare sola fa star male, ma il fatto che usi "dispiace" significa che senti che le tue azioni sono... dannose per altri, tua madre tipo). 

    Cercare speranza nel dolore... vorrei dirti che è "naturale", ma non è naturale, è di più, è profondamente umano. La speranza è sognare l'alba durante la notte più nera. La speranza rinfranca l'animo meglio del vino, fa tornare le forze all'animo più stanco, rende invincibile il lottatore più debole, rende inarrestabili nel labirinto dei nostri pensieri più oscuri. Ti rendi conto di cosa chiedi? Stai chiedendo la forza più potente a disposizione dell'essere umano. Beh, chi non la chiederebbe?

    Ma la domanda è: tu per cosa speri? Vedi, non basta sperare "di non soffrire più". Il dolore ci spinge a reagire, a iniziare il nostro cammino, ma senza una meta, una motivazione, un qualcosa per cui sperare allora il nostro cammino rallenta e si ferma: poco dopo il dolore più profondo, ma prima di esserne davvero fuori. 

    Insomma, "non soffrire più" è la prima spinta, è il "voler uscire dal buio". La meta è la direzione che vuoi prendere, è "l'alba". TU quale alba cerchi?

    Sai perché penso questo? Ci sto passando proprio ora: con le vacanze sono tornato parzialmente allo stato iniziale e mi sono reso conto che ancora non so quale motivazione mi spinga. Insomma, un sogno, un desiderio, qualcosa, chiamalo come vuoi. E quindi mi chiedo: per cosa spero? Io sto cercando questo. Forse non lo troverò subito, forse mi serve tempo, ma intanto cerco e questo per quanto poco mi spinge ancora in avanti. Un passo ancora.

    Tu per cosa speri? Quale alba cerchi? Quali sono i colori che vorresti vedere, i profumi che vorresti annusare, i suoni che vorresti ascoltare? Tu cosa speri?

    Prima di chiudere ti confido un pensiero di questi giorni: per tutti, per me e anche per te quest'anno è stato... come si dice, quella parola... orribile. Già. Ma più ci penso e più credo che mi stia facendo bene. Con il mio psicoterapeuta sto affrontando tutto quello che non volevo affrontare e che, probabilmente, non avrei affrontato per molti anni a venire. Insomma, sono quasi contento di aver iniziato questo percorso ora. So che non la pensi come me, credo, ma volevo solo dirtelo, ecco.

    Un'ultima cosa: spero di non esser sembrato il tuo psicologo, questi sono i miei pensieri, parte della mia vita, quindi in fondo, parte di me.

    Ciao Anonima, ti auguro il meglio.

    Un tuo compagno di viaggio

  • 2 mesi fa

    ciao

    il lockdown, che io chiamo gli " arresti domiciliari ", ha influenzato moltissima gente che aveva un ritmo di vita molto attivo, sia dal punto di vista lavorativo, scolastico e di certe libertà che non siamo disposti a rifiutare...La tua è un ansia sociale letale irrazionale, perché non esiste nessuna minaccia per te, devi solo convincerti come molti che siamo in una situazione pericolosa per questa pandemia e avere pazienza , sperando che questo vaccino sia efficace. Le tue ansie trasformale in " preoccupazioni " ma che pur restando un emozione letale è però razionale, nel senso che ti fa ragionare, per trovare soluzioni non crearti problemi

  • Anonimo
    2 mesi fa

    Guardati serie su netflix sulla meditazione si Chama headspace  guardati video su youtube di morelli o altri psicologi famosi.

    Impara a respirare bene. 

    Mangia fagioli e salsicce, nei film Western chi mangia fagioli era sempre felice, poi si puliva con la manica della maglia impolverata 

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