Elena ha chiesto in Matematica e scienzeChimica · 2 mesi fa

mi potete spiegare lo scopo del manifesto sulle parole non ostili? grazie?

4 risposte

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  • exProf
    Lv 7
    2 mesi fa

    Ti ringrazio d'avermi fatto scoprire l'esistenza della "Associazione Parole O_Stili" e del loro Manifesto che ho dovuto copiare dal link

    http://paroleostili.it/manifesto/

    perché, alla faccia degl'invitanti imperativi «Scarica il Manifesto | Scegli il formato che preferisci ...», fra i pochi formati offerti mancavano tutti quelli (TXT, DOC, RTF, DOCX, ...) che, volendoci lavorare un po' su, sono preferibili.

    Avendo letto il Manifesto solo da pochi minuti ti dò ragione: per un'Associazione di 300 membri tutti esperti di comunicazione, non è che "cosa vuole comunicare" risulti molto chiaro.

    La prima impressione che ne ho avuto è stata piuttosto negativa per almeno due motivi: soprattutto per la redazione in prima persona che tende a coinvolgermi non solo prima che io abbia aderito, ma addirittura prima che io abbia finito di leggere!

    Mi ha procurato una brutta impressione anche leggere, al link citato, dei riconoscimenti ottenuti e poi al link "Chi siamo" che «L'associazione no-profit Parole O_Stili ... Organizza iniziative di sensibilizzazione e formazione.»

    La brutta impressione è stata pensare che 300 esperti di comunicazione, riuniti in associazione no-profit, abbiano ideato e fatto conoscere il Manifesto per poi ottenere incarichi "di sensibilizzazione e formazione" remunerati come "rimborso spese" e non come "onorario" perché "Siamo no-profit, eh!".

    Sono certo che sia un puro "pensar male delle persone" (© Andreotti), ma questa è stata la mia impressione a prima lettura.

    Cerco di chiarirmi il senso (e di chiarirlo anche a te, non di spiegarlo) rileggendo con calma alcuni punti del Manifesto frase per frase, parola per parola.

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    IL MANIFESTO DELLA COMUNICAZIONE NON OSTILE

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    Cos'è il Manifesto

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    È una carta che elenca dieci princìpi di stile utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete.

    Il Manifesto della comunicazione non ostile è un impegno di responsabilità condivisa.

    Vuole favorire comportamenti rispettosi e civili.

    Vuole che la Rete sia un luogo accogliente e sicuro per tutti.

    Sono 10 princìpi di stile. Un impegno da assumere.

    È nato in Rete e per la Rete.

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    1) Virtuale è reale

    Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

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    Rèputo questo primo principio, citando Camilleri, una "sullenne minchiata": verniciata di un'ipocrisia da parrocchia anni '50 o da cellula PCI sempre anni '50.

    Un pio desiderio del genere è stato variamente espresso lungo i secoli della nostra civiltà solo che le persone più intelligenti e modeste lo verniciavano di realismo ("State buoni, se potete!" di Filippo Neri) e quelle meno lo verniciavano di arroganza ("Just say no!" di Nancy Reagan).

    Come il Dott. Davigo non si stanca di ripetere da anni: l'evasione fiscale non si combatte minacciando sanzioni, ma solo rendendola meno conveniente del pagare le tasse.

    Traducendo dalla prima persona pubblicitaria all'imperativo sottostante, dire "Non scrivere in rete cose che non diresti in faccia" è un pio desiderio arrogante.

    Per ottenere questo scopo non si dovrebbe esprimere un desiderio, ma promuovere una normativa che sbilanci le attuali convenienze; p.es. che fermare il cursore su un nickname faccia apparire nome, cognome, data di nascita e indirizzo di chi lo ha adottato (magari con una ricca multa a ciascuno dei genitori del minorenne che rompe). L'impossibilità di anonimato sarebbe più efficace di una severa moderazione.

    Beninteso, per ciascun nickname che non si comporti così, un giorno di chiusura per ogni server da cui sia passato il pacchetto, con la facoltà dei server a valle di addebitare i danni a quelli a monte: l'inadempiente o paga tutti o fallisce.

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    Rèputo da banalmente vero a accettabile a sacrosanto i punti 2, 3, 4, 8, 9, 10.

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    5) Le parole sono un ponte

    Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.

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    Non sono d'accordo per due terzi.

    La prima affermazione è falsa: la mia comprensione dipende dalle produzioni altrui, non dalle mie.

    La terza affermazione è insensata: a volte il mio intento comunicativo è di "avvicinarmi agli altri", ma solo con la stessa frequenza con cui è di "mantenere gli altri a distanza"; di sòlito scelgo le parole per tutt'altri fini.

    La seconda affermazione è banale: a meno d'essere un letterato un politico o un mafioso, chi scrive intende generare comprensione, non interpretazione.

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    Anche sui punti 6 e 7 ho la stessa sensazione detta al punto uno, a proposito di anni '50; ci trovo una sgradevole tendenza a colpevolizzare l'ovvio invece che a discuterlo.

    Che "ogni mia parola può avere conseguenze" è ovvio, visto che lo scopo del comunicare è la trasmissione di significati; ma, per com'è formulato il punto sei pare una minaccia ("Bada a come parli!" o qualcosa del genere).

    Il punto sette poi, oltre che odorare di catechismo (Chiesa o PCI) ed essere ovvio, mi sembra anche un po' stùpido: se decido di condivìdere qualcosa non solo ho letto e compreso, ma soprattutto ho valutato condivisibile quel contenuto (o può forse essere un errore di click? Che scemenza!).

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    CONCLUSIONE

    Scoprire che sei punti su dieci mi vanno bene non ha attenuato il senso di sgradevolezza iniziale e penso che sia per un motivo psicologico.

    Se di un Decalogo si contesta come potenzialmente truffaldino il primo Comandamento poi si possono anche accettare tutti gli altri, ma sul Decalogo come unità si mantengono tutte le riserve suscitate dalla prima impressione.

    Se di fronte a

    «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.» (Es. 20, 2-5).

    Mosè avesse risposto «MA CHE VAI CERCANDO? DAVVERO TI CREDI CHE SONO SCESO DAL MONTE DEL SAPONE?» te l'immagini che il dito di fiamma avrebbe continuato a incidere le Tavole? Io penso che piuttosto l'avrebbe fulminato e poi avrebbe convocato un altro patriarca meno insolente.

  • 2 mesi fa

    forse no ho specificato bene, è lo scopo nel senso cosa vuole comunicare che non mi è molto chiaro

  • Quale punto non ti è chiaro ?

  • Anonimo
    2 mesi fa

    Questa non è una domanda sulla chimica. Dovrebbe essere spostato.

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