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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Affari e finanzaFinanza personale · 1 mese fa

raga se vi va potete leggere questo articolo e dirmi cosa ne pensate? Fatemi tutte le correzioni che ritenete opportune, sinceri <3?

“NON HO FAME”: TRE PAROLE DA NON SOTTOVALUTARE

I disturbi del comportamento alimentare, chiamati anche DCA, sono delle patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso. Esse nascono generalmente durante l’adolescenza ed insorgono maggiormente nel sesso femminile, anche se negli ultimi anni è stato riscontrato un aumento di casi negli uomini, che ora, stando a ciò che riporta il ministero della salute, rappresentano il 7% di tutti i soggetti colpiti da anoressia nervosa, il 13% dei colpiti da bulimia e il 30% di chi soffre di binge eating disorder. Ma che cos’è veramente un disturbo dell’alimentazione? Che cosa si nasconde dietro a una persona che soffre di una forma di DCA?

Il disturbo dell’alimentazione è un ostacolo che parte da un’alterazione mentale, ovvero un ingranaggio che a un certo punto smette di funzionare perché si inceppa, e fa in modo di scatenare nella mente della persona colpita un continuo senso di colpa che la impedisce di condurre una vita normale. Un soggetto anoressico, bulimico, obeso o afflitto da un qualsiasi tipo di disagio vive ogni ora con l’idea che tutte le persone che incontra siano lì per giudicarlo, e deve quindi combattere giorno per giorno con un nemico più grande di se: l’insicurezza.

2 risposte

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  • Anonimo
    1 mese fa

    disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di un disturbo dell’alimentazione sono: la diminuzione dell’introito di cibo, il digiuno, le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), il vomito per controllare il peso, l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso, un’intensa attività fisica. Alcune persone possono ricorrere ad uno o più di questi comportamenti, ma ciò non vuol dire necessariamente che esse soffrano di un disturbo dell’alimentazione. Ci sono infatti dei criteri diagnostici ben precisi che chiariscono cosa debba intendersi come patologico e cosa invece non lo è.

    I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici, inoltre, descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali. Per la persona che soffre di una disturbo dell’alimentazione tutto ruota attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali ora diventano difficili e motivo di ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici, partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro; terminare un compito può diventare molto difficile perché nella testa sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “deve” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere una crisi bulimica.

    Solo una piccola percentuale di persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione chiedono aiuto. Nell’anoressia nervosa questo può avvenire perché la persona all’inizio non sempre si rende conto di avere un problema. Anzi, all’inizio, la perdita di peso può far sentire la persona meglio, più magra, più bella e più sicura di sé. A volte le persone ricevono complimenti durante la loro iniziale perdita di peso e questo può rinforzare la sensazione di stare facendo la cosa giusta. Quando le cose invece cominciano a preoccupare, perché la perdita di peso è eccessiva o comunque comporta un cambiamento importante della persona, molte persone non sanno come affrontare l’argomento. In genere sono i familiari che, per primi, allarmati dall’eccessiva perdita di peso, si rendono conto che qualcosa non va. Anche per loro però non è facile intervenire, soprattutto quando la figlia o il figlio non hanno ancora nessuna consapevolezza del problema e rispondono con frasi come “non ho nessun problema …sto benissimo!”.

    Anche chi soffre di bulimia nervosa spesso si rivolge ad un terapeuta solo dopo molti anni da quando il disturbo è cominciato; come nell’anoressia, inizialmente non si ha una piena consapevolezza di avere una malattia, ma soprattutto un forte senso di vergogna e di colpa sembra “impedire” alla persona di chiedere aiuto o semplicemente di confidare a qualcuno di avere questo tipo di problemi. Il fatto di non riconoscere di avere un problema o di usare i sintomi del disturbo alimentare per cercare di risolvere le proprie difficoltà può avere delle importanti conseguenze sulla richiesta di un trattamento.

    Picasso: Girl before a mirror

    Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’ immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale. Spesso chi soffre di anoressia non riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo; l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per le persone che soffrono di bulimia nervosa l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che il fatto di perdere il controllo sul cibo fa percepire il peso corporeo (che molto spesso è normale) come eccessivo. Sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa, la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.

    Spesso il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche, in particolare la depressione, ma anche i disturbi d’ansia, l’abuso di alcool o di sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi di personalità. Possono essere presenti comportamenti autoaggressivi, come atti autolesionistici (ad esempio graffiarsi o tagliarsi fino a procurarsi delle piccole ferite, bruciarsi parti del corpo) e tentativi di suicidio. Questo tipo di disturbi occupano uno spazio molto particolare nell’ambito della psichiatria, poiché oltre a “colpire” la mente e quindi a provocare un’intensa sofferenza psichica, essi coinvolgono anche il corpo con delle complicanze fisiche talvolta molto gravi.

    I principali disturbi dell’alimentazione e della nutrizione sono:

    Anoressia nervosa

    Bulimia nervosa

    Disturbo da alimentazione incontrollata

    Disturbi alimentari sottosoglia

    Disturbi della nutrizione (feeding disorders)

  • Anonimo
    1 mese fa

    continua così: Il disturbo dell’alimentazione, a differenza di quello che molti pensano, non è sinonimo di anoressia. Al mondo ci sono migliaia di tipi diversi di patologie legate al comportamento alimentare, talmente tante che non esistono abbastanza nomi per identificarle; questo quindi costringe gli psicologi a classificare ogni singolo caso all’interno di alcune specifiche macrocategorie basandosi solo sui dati e sugli schemi a loro disposizione. Ma un DCA è molto più di una manciata di numeri, ed è molto di più del nome che gli viene dato. Dietro a una patologia alimentare infatti, vi è una persona che, mentre il medico è intento a identificare con il nome specifico la sua malattia, sta vivendo l’inferno.

    Il disturbo dell’alimentazione può nascere da diversi fattori, quindi non esclusivamente dal desiderio di voler ottenere un fisico “migliore”. Tante persone ad esempio cominciano a praticare il digiuno come una sfida personale: “se riesco ad affrontare la scuola anche se salto la colazione” dicono “allora, forse, posso fare a meno anche del pranzo e della cena”. Altri invece lo fanno perché si sentono meglio con se stessi quando sono a stomaco vuoto… o pieno, in alcuni casi. Altri ancora digiunano o eccedono nell’attività sportiva per scontare una punizione dovuta a una colpa che li perseguita ogni giorno.

    Il disturbo dell’alimentazione è veramente difficile da individuare, questo perché non esistono delle linee guida: non si può diagnosticare una malattia a una persona solo perché è magra, così come non la si può escludere anche se la persona è normopeso, ogni caso è a se stante, e procedere per stereotipi non porterà mai nulla di buono. Inoltre bisogna tenere conto del fatto che i DCA sono dei disturbi che per essere curati comportano uno sforzo disumano da parte dei pazienti, ammettere infatti di avere una patologia e di fare parte di una stretta cerchia di persone che fino a poco tempo prima sembrava irraggiungibile è il primo passo verso la guarigione, ma questa consapevolezza arriva sempre come una mazzata in testa, comprendere ciò spesso provoca più dolore della malattia stessa.

    Quindi, per concludere, che cosa è importante ricordarsi quando si parla di disturbi alimentari? Innanzitutto che DCA non è sinonimo di anoressia, in seguito che solo in pochi casi una patologia alimentare è causata esclusivamente da una motivazione estetica, e infine non è da tralasciare il concetto che ritengo più importante: i soggetti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare sono furbi, e non lo faranno di certo notare a chi gli sta vicino, questo perché è vero che devono combattere ogni giorno con i sensi di colpa e con l’insicurezza, ma è anche vero che questa insicurezza che li spinge ad avere un rapporto conflittuale con il cibo, nella maggior parte delle volte, verrà mascherata dietro a una semplice frase accompagnata da un sorriso: “non ho fame”.

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