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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureReligione e spiritualità · 2 mesi fa

Perché Cartesio, nel cercare di dimostrare l'esistenza di Dio, escludeva che Dio potesse essere malvagio?

Lui diceva "Dio è perfetto e quindi se è perfetto vuol dure che deve essere per forza buono". 

Dove sta scritto che la malvagità nom possa essere perfetta? 

Ma poi le sue premesse erano tutte non dimostrabili. 

"Dio è perfetto" in base a cosa? 

"Dio è onnipotente" in base a cosa? 

"Dio è onnisciente" in base a cosa? 

Cartesio dà troppe cose per assodate quando non lo sono. 

4 risposte

Classificazione
  • 2 mesi fa

    Cartesio era solito trarre conclusioni a caso, come il noto "cogito ergo sum", che respingo con tutto me stesso. 

     

    @Ulixes, il "penso, dunque sono" è un controsenso, poiché - si è - quando non si pensa, o meglio, quando l'attività mentale procede senza l'identificazione con questa. Per esempio: possiamo osservare un fiore con assoluta presenza, ma nel momento in cui la nostra mente etichetta in qualche modo quel fiore, noi non osserviamo più il fiore, ma il pensiero su quel fiore. La presenza - l'esserci - il fiore, non può essere l'identificazione con il pensiero, dal quale scaturisce il penso, dunque sono.  

  • Anonimo
    2 mesi fa

    Giuste considerazioni le tue. Cartesio vorrebbe procedere dimostrando i suoi risultati more geometrico partendo da premesse però date per scontate, mentre tali esse non sono.

    Per arrivare a definire un Dio perfetto, onnipotente, onnisciente e infinitamente buono occorrerebbe prima di tutto spiegare come è compatibile con siffatto ipotetico Dio una realtà fisica tutt'altro che perfetta, e una clamorosa prevalenza del male.  Il male primario per noi viventi  è la realtà della morte. Se non è stato un eventuale Dio a programmare la morte per tutti i viventi, chi mai sarà stato.   Finché non viene chiarito geometricamente o in qualunque altro modo come mai il male è così sistematicamente trionfante, è ridicolo sostenere che esista un Dio infinitamente buono.

    Però se si rinuncia alla prerogativa della bontà e si ipotizza invece un essere crudele che non ama affatto le sue creature e anzi le adopera senza pietà gettandole poi via come abiti vecchi, sprezzando il loro dolore e anzi godendone dell'agonia e della morte, allora questo universo potrebbe essere perfetto dal suo punto di vista.

    Se ci pensiamo, noi esseri umani siamo desolati al pensiero della morte che rende fallimentari tutti i nostri progetti di vita possibili, e abbiamo il problema opposto a quello che invece avrebbe un Dio, cioè quello di dover vivere in eterno. Per noi non solo la morte ma perfino il suo contrario sarebbe un problema, poiché anche il divenire immortali sarebbe spaventevole.  Ma questo solo per noi, mentre per un Dio l'immortalità non dovrebbe costituire un problema. Ma penso che per un Dio obbligato da sé stesso a vivere per sempre la morte sia stimolante ed eccitante, e forse Dio ci invidia questa prerogativa che lui non ha di poter morire, si gode la morte di ognuno dei viventi, e forse è per questo che ci ha dato la vita, per godersi le nostre morti singolari. Forse Dio vive dentro ognuno di noi dimenticandosi di essere Dio e si gode quell'unica cosa che proibisce a sé stesso, cioè di morire, e finge di essere ognuno di noi infine morendo.

  • La perfezione non può essere malvagia in quanto la malvagità è mancanza. Se consideriamo infatti che la Divinità coincide con l'Essere, Essa ha la pienezza dell'Essenza e la perfezione in Sé e non per partecipazione, dunque li ha nel grado massimo, non ancora degradato dalla processione.

    @NINJA: perché scusa? A mio avviso è l'unica verità di cui possiamo essere assolutamente certi, ammesso che le regole logiche siano reali e non solo approssimazioni. Infatti, anche mettendo in dubbio ogni cosa, non possiamo mettere in dubbio di esistere almeno come cose capaci di dubitare. Praticamente a mio avviso è l'unico ragionamento di Cartesio su cui è possibile concordare.

    @NINJA: è vero che (come non ricordo chi -ma non credo sia importante ai fini del discorso- aveva contestato al caro Renato) non siamo la nostra attività, e quindi se cammini non sei una camminata e se bevi non sei una bevuta... ma è anche vero, come dicevo prima, che se cammini esisti almeno come essere capace di camminare. E in questo senso, a mio avviso, Cartesio ci aveva visto giusto. Infatti ponendo il dubbio su ogni cosa (ad esempio sulle percezioni) non si può negare (stando alla logica) la nostra esistenza come cose capaci di mettere in dubbio, e dunque il nostro pensiero diventa una prova tangibile della nostra esistenza, o almeno dell'esistenza di una parte di noi. Sebbene concordi con la tua obiezione dunque, non mi sento di respingere in toto l'affermazione di Cartesio. E comunque Cartesio è un grande, pensa che senza di lui non avremmo avuto Malebranche e la sua buffa teoria sull'interazione tra corpo e mente mediata da Dio, risparmiando agli studenti tante risate.

  • ?
    Lv 6
    2 mesi fa

    Prima di rispondere, vorrei aggiungere altri due interrogativi - apparentemente estranei - alla tua domanda.

    ─ 1 ─ Poteva un matematico come Cartesio commettere errori troppo banali?

    ─ 2 ─ Poteva il filosofo Cartesio finire al rogo perché << poco religioso >>?

    Io credo che a quelle due domande ci sia una risposta unica, che potrebbe benissimo uscire dalla bocca dello stesso Cartesio:

    << Grazie Chiesa che mi hai dato la possibilità di studiare matematica e di avermi reso famoso. E visto che sei stata così gentile con me, io adesso ti ricambio il favore … scrivendo alcune sciocchezze che ti faranno piacere! >>

    . . .

    Insomma è da ottusi non voler capire che il << materialismo >> non è una mentalità tipica degli atei, ma è l'osservazione che tutte le organizzazioni umane ─ chiesa compresa ─ sono avide di materialistici interessi privati: MATERIALISTICI interessi privati che, con l’ausilio di SPIRITUALISTICHE parole, ogni furbacchione cerca di nascondere agli occhi della gente ignara.  

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    Fonte/i: «Gli uomini usano il pensiero per giustificare le proprie ingiustizie, e il DISCORSO solo per nascondere i loro pensieri». (Voltaire)
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