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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaStoria · 2 mesi fa

Riforma Gaio Maio?

La Riforma militare di Gaio Mario del 107 - 104 a.C.: da quali mutamenti sociali venne favorita - quali cambiamenti produsse nella società e nella politica romana - quali conseguenze avrà nella caduta 'de facto' della Res Publica.  

2 risposte

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    Lv 7
    2 mesi fa
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    La riforma militare di Gaio Mario, realizzata fra il 107 - 104 a.C., fu provocata da alcuni mutamenti sociali, che analizziamo di seguito. Le guerre di Roma contro Cartagine e l'espansionismo romano verso i regni dell'Oriente ellenistico (Macedonia, Siria) avevano causato un enorme afflusso di ricchezze, opere d'arte, schiavi dall'Asia Minore, dalla Macedonia, dalla Grecia verso l'Italia e Roma. L'aristocrazia senatoria, latifondista, era diventata ancora più ricca, influente e potente e aveva acquistato poderi del demanio e schiavi, che costituivano una manodopera a costo (quasi) zero per coltivare i campi. I piccoli proprietari terrieri, invece, ossia i contadini-soldato (che formavano il nerbo dell'esercito romano), si erano gravemente impoveriti a causa della durata delle campagne militari fuori d'Italia. In loro assenza, mogli, figli piccoli, genitori anziani non riuscivano spesso a far quadrare i conti, e dovevano vendere le loro terre, oberati dai debiti. I contadini si trasformavano perciò in proletari (nullatenenti) e si recavano a Roma in cerca di occupazione, scivolando nella miseria più nera. Poiché i proletari e i capite censi (cioè coloro che possedevano soltanto la prole come ricchezza) ammontavano ormai a molte centinaia di migliaia di cittadini romani, mentre nell'esercito potevano militare soltanto coloro che potessero procurarsi almeno un equipaggiamento da fante armato alla leggera, Gaio Mario decise di riformare i criteri in base ai quali reclutare i soldati. Innanzitutto, stabilì che la Res publica (lo Stato) avrebbe fornito ai soldati tutto l'equipaggiamento necessario, e che li avrebbe pagati per il servizio militare prestato. Poi abolì le truppe di fanteria leggera (hastati e velites) e creò legioni formate unicamente dalla fanteria pesante. Infine, decise che i cittadini si sarebbero potuti arruolare senza porre alcun limite di censo, e che la legione sarebbe stata strutturata secondo uno schieramento coortale, e non più manipolare, il che ne avrebbe accresciuto la coesione senza danneggiarne la mobilità e la duttilità negli scontri in campo aperto. I regni clienti avrebbero fornito le truppe ausiliarie (auxilia), cioè i contingenti di fanteria leggera (arcieri, frombolieri, lanciatori di giavellotto) e di cavalleria che sarebbero serviti a integrare la legione. 

    La riforma mariana dell'esercito accrebbe di molto gli effettivi delle armate di Roma, però produsse cambiamenti nella società e nella politica romana, rendendola ancora più turbolenta. I soldati, infatti, una volta congedati pretendevano (giustamente) la concessione di terre coltivabili e di una somma di denaro a titolo di liquidazione. Inoltre, i legionari tributavano la loro fedeltà non allo Stato, entità astratta e lontana, bensì al loro condottiero, che assegnava loro il bottino di guerra, versava lo stipendio, li ricompensava per i loro atti di valore durante gli scontri o gli assedi. In tal modo, si posero le basi per eserciti "privati" e personali condotti da signori della guerra senza scrupoli, come lo stesso Mario, Silla, Pompeo, Giulio Cesare, Marco Antonio e Ottaviano. La politica romana dovette tenere conto delle rivendicazioni dei soldati in armi e congedati, dei veterani e dei reduci di guerra, che potevano marciare su Roma e minacciare il Senato, o che spesso costituivano bande di briganti attive nei territori italici o circostanti l'Urbe. A volte, ex soldati agivano come milizie cittadine al soldo dei politici di Roma, contro l'uno o l'altro dei contendenti delle fazioni dei populares o degli optimates. Per esempio, vi furono accesissimi tumulti a Roma fra i seguaci di Clodio e di Milone mentre Cesare combatteva in Gallia. La società romana fu contrassegnata da una crescente violenza e disuguaglianza economica negli ultimi decenni della Repubblica, e ciò favorì l'ascesa al potere di Pompeo, Cesare e infine di Ottaviano (il futuro Augusto), a scapito del Senato e dei consoli, esautorati di ogni potere effettivo.              

  • Anonimo
    2 mesi fa

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